L’Italia in una morsa


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

La situazione è seria, il Paese sembra stretto in una morsa e bisogna constatare che alcune delle iniziative prese dalla maggioranza negli ultimi giorni sono tutt’altro che rassicuranti. Sembrano anzi piuttosto controproducenti al fine di migliorare il contesto politico, sociale ed economico italiano. Pensavamo di poter tirare, finalmente e dopo i mesi più bui di marzo e aprile, un sospiro di sollievo, dato che la pandemia in Italia sta scomparendo, e invece, nonostante questo fatto indubbiamente positivo, il quadro resta molto preoccupante. Dal punto di vista politico, anziché cercare concordia e spirito di unità nazionale, il governo sembra occupato a tentare di annientare l’opposizione per via giudiziaria: di ieri l’autorizzazione a procedere contro il capo del centrodestra Salvini per il caso Open Arms, fatto che, appaiato al proseguimento dello stato d’emergenza, prorogato – unico caso in Europa – fino al 15 ottobre, in qualsiasi altro Stato o con un’altra maggioranza avrebbe fatto gridare chiunque al pericolo per la democrazia. Poi l’idea di rivedere i decreti sicurezza, proprio mentre il Paese è oggetto di una nuova ondata massiccia di sbarchi, fra l’altro con la novità di un numero consistente di contagiati Covid-19 fra i migranti in arrivo. Tutto questo mentre ogni rilevazione, ogni analisi non fa che attestare la grave crisi che affligge l’Italia, determinata dalle conseguenze della pandemia. Gli effetti economici del lockdown nazionale e mondiale sono stati devastanti. I dati di ieri dell’Istat riguardanti l’occupazione sono a dir poco negativi: una prima stima sulla situazione del mercato del lavoro dall’inizio della pandemia realizzata dall’Istituto attesta un crollo dell’occupazione di 600 mila unità e un incremento degli inattivi di oltre 700 mila. Oggi, una ricerca Confcooperative e Censis mostra i dati relativi all’aumento della povertà: un italiano su tre a causa del lockdown ha visto il suo reddito ridursi del 25% e per alcuni, quelli con un’occupazione irregolare o a basso reddito, ciò è significato sprofondare in uno stato di povertà. La Bce ha dichiarato che senza Cig – e blocco dei licenziamenti, aggiungiamo – il tasso di disoccupazione sarebbe schizzato al 25% e, come ben sappiamo, prima o poi le misure emergenziali termineranno e bisognerà confrontarsi con un’economia al collasso, se non dovessero arrivare provvedimenti concreti volti a favorire la ripresa. La soluzione non si trova nel Recovery Fund, specie in assenza di progetti chiari e utili su come investire le risorse, che arriveranno comunque tardi, tantomeno nel Mes, ma in un’inversione di rotta verso politiche espansive che aiutino l’economia a ripartire. Non possiamo immaginare per l’Italia un futuro impostato su queste basi: ostilità politica, migrazioni incontrollate, instabilità sociale, povertà, disoccupazione e stagnazione economica, dipendenza dall’Europa. Meritiamo di meglio.