Infortuni, il Covid-19 favorisce un calo, ma l’allarme resta


La riduzione si concentra quasi esclusivamente nel periodo del lockdown

In uno scenario nel quale i posti di lavoro crollano nell’ordine di decine di migliaia a settimana – a giugno siamo già arrivati a circa 730mila in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – e il prodotto interno lordo segna un crollo verticale come mai prima per rapidità ed intensità, l’unica magra consolazione arriva dai numeri dell’Inail sul calo degli infortuni sul lavoro. Del resto, il lockdown prima, con la chiusura di una larga parte delle attività economiche e produttive e il passaggio della maggioranza dei dipendenti pubblico allo smart working, e l’esteso ricorso alla cassa integrazione, dopo, hanno sensibilmente ridotto le possibilità stesse per i lavoratori e le lavoratrici di infortunarsi sul lavoro. Nel primo semestre dell’anno, le denunce di infortunio sono state circa 245mila contro le quasi 324mila del 2019. Occorre però osservare due cose. In primo luogo, il calo delle denunce si concentra quasi tutto fra marzo e aprile, i mesi della chiusura. In secondo luogo la riduzione degli infortuni sul luogo di lavoro è inferiore sotto il punto di vista percentuale rispetto al dato complessivo, a dimostrazione di come effettivamente il tema della salute e della sicurezza del lavoro continua ad essere centrale. Dopo la firma dei protocolli condivisi per il settore privato e, da ultimo, per il pubblico, è ripartito anche il tavolo di confronto fra ministero del lavoro e parti sociali.