Dopo l’indicizzazione beffa di quest’anno, occorre agire sulla parte fiscale
La riapertura del tavolo di confronto sulle pensioni fra ministero del lavoro e sindacati ha permesso di tracciare una doppia linea: da una parte, quello che si dovrebbe fare da subito, anche se il concetto di subito è un po’ esteso, in quanto guarda alla legge di bilancio per il 2021; dall’altra, ciò che andrà fatto con maggiore calma, attraverso l’utilizzo di una legge delega nel corso del prossimo anno, così da andare in vigore a partire da gennaio 2022. Sull’intera materia, però, pesa un convitato di pietra, vale a dire il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, il quale si è sempre mostrato molto parsimonioso quando si è trattato di parlare di previdenza. Ferma restando la contrarietà delle sigle sindacali ad uno stop anticipato alla sperimentazione di Quota 100, dalla Cgil alla Ugl, tutti hanno chiesto una maggiore attenzione al potere d’acquisto delle pensioni in essere. Come si ricorderà, l’ultima legge di bilancio ha previsto l’estensione del 100% dell’indicizzazione al costo della vita anche agli assegni fino a quattro volte il minimo, circa 2.060 euro. Si tratta, però, di un incremento assolutamente impalpabile, in quanto pari a meno di cinquanta centesimi al mese ogni mille euro di assegno pensionistico. Servirebbe, anche per i pensionati, una misura simile a quella che ha portato al rafforzamento e all’allargamento del cosiddetto bonus Renzi, pure per una questione di equità.