di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Alla fine, come dicevano gufi e complottisti, Conte l’ha fatto: ha prorogato lo stato d’emergenza. La scadenza, che all’origine era prevista per il 31 luglio, è stata posticipata al 15 ottobre. Anche se dalle parti della maggioranza, dopo qualche scaramuccia e qualche limatura, tutti si sono affrettati a minimizzare la cosa, reputandola quasi scontata, non si può evitare di considerare l’auto attribuzione di speciali facoltà al governo e al suo leader, che perdura in Italia dallo scorso 31 gennaio, come un modus operandi che con il passare del tempo sta assumendo contorni via via più inquietanti. Secondo il premier, comunque, si tratterebbe di nient’altro che una scelta obbligata, dovuta al fatto che “il virus continua a circolare” e la proroga sarebbe inevitabile per mantenere l’effetto delle ordinanze sul distanziamento sociale già prese, per consentire alla Protezione Civile di coordinare le attività di risposta al virus, per permettere al commissario straordinario di potersi occupare della riapertura delle scuole, per assicurare l’operatività del comitato tecnico scientifico e così via. Spiegazioni, insomma, che hanno l’effetto di aggravare ulteriormente l’impressione generale, ovvero che questa situazione, che avrebbe dovuto essere tanto eccezionale quanto transitoria, si stia trasformando in una nuova e non certo auspicabile consuetudine. E non, per fortuna, per motivazioni sanitarie – i contagi sono pochi nel nostro Paese e le vittime si contano nell’ordine delle unità – ma per altre ragioni, tutte politiche. Se, pur mantenendo la massima prudenza, possiamo tirare un sospiro di sollievo sull’entità della pandemia nel Paese, questo però, paradossalmente, rende ancor più preoccupante il perdurare dello stato di emergenza. Ora Conte e il suo governo, fra l’altro neanche sostenuti da una solida maggioranza numerica alle Camere e tantomeno fra gli elettori, avranno, infatti, ancora per un altro po’ poteri eccezionali, sebbene con qualche “paletto” in più nell’istituzione di eventuali zone rosse e nella limitazione delle libertà personali, che dovranno passare attraverso la formula del decreto legge e non più per gli ormai noti dpcm, quindi con un coinvolgimento maggiore del Parlamento. Una rassicurazione che non basta a sventare il timore sempre più diffuso fra i cittadini, la gran parte dei quali non condivide le politiche governative, di una deriva decisionista, se non autoritaria, dell’esecutivo. Timore del tutto ignorato dalla gran massa del sistema mediatico, allineato e coperto, mentre non osiamo immaginare cosa sarebbe accaduto se le stesse modalità d’azione fossero state portate avanti da un governo “sovranista” o di destra. Sarebbe ora di tornare a prendere decisioni che rispettino le regolari metodologie politiche democratiche, ma dovremo invece aspettare l’autunno per tornare alla normalità, nella speranza che questa sia l’ultima proroga.