Commercialisti: a settembre «sciopero a oltranza», riforma fisco non cada dall’alto

Prima o poi sarebbe dovuto accadere, perché se l’Olanda è un paradiso fiscale, l’Italia è certamente un inferno, ancora di più dopo il lock down e una lenta ripresa. Ma fa comunque un certo effetto sapere che le associazioni dei dottori Commercialisti (Adc-Aidc-Anc-Andoc-Fiddoc-Sic-Unagraco-Ungdec-Unico) hanno deciso di proclamare uno sciopero per settembre, perché nonostante «una legittima e reiterata richiesta di alleggerimento, burocratico ed economico, dell’ingorgo fiscale, il Governo ha opposto un secco rifiuto». Che definiscono «incomprensibile» visto che un’ampia proroga (fino al mese di settembre) era stata disposta lo scorso anno per cause connesse ai ritardi di fornitura dei software ufficiali da parte dell’Amministrazione Finanziaria. Rimostranze sostenute sia dalle rappresentanze del mondo dell’impresa sia di quello sindacale, come l’Ugl, sia da gran parte delle forze politiche. Oltretutto «rimarchiamo l’assenza di rappresentanti del Governo sordo alle istanze avanzate dal Paese reale». Occorre capire che quando «si dispongono strumenti di sostegno alle imprese e si chiede alle stesse e ai professionisti di versare le imposte, si arriva a una contraddizione. La cosa peggiore è che questo gli si chiede nel mese di agosto quando si interrompe il blocco ai licenziamenti in una drammatica coincidenza» e così «gli si chiede di scegliere se pagare i dipendenti o pagare le imposte», ha spiegato all’Agi in un’intervista Andrea Ferrari, il presidente dell’Associazione italiana Dottori Commercialisti. «Ci stanno portando verso un conflitto sociale tra dipendente privato e dipendente pubblico. Se non si fanno provvedimenti di buon senso e non si dà un contributo – che non sia un mero sussidio, ma un vero contributo alla produzione – rischiamo di andare verso autunno molto difficile, non solo economicamente ma socialmente». In che consiste lo sciopero? «Noi abbiamo un codice di autoregolamentazione da seguire, non possiamo disporre dei pagamenti dei nostri clienti. Quello che possiamo fare è omettere l’invio dei dati. Non priviamo lo Stato del gettito, anche per senso di responsabilità, ma priviamo l’amministrazione finanziaria di uno strumento di controllo». Come nella migliore delle tradizioni, si tratterà di «uno sciopero che procederà a oltranza, fin tanto che le nostre istanze non saranno recepite». I commercialisti non chiedono solo una proroga dei «massicci adempimenti» che ci saranno fino a settembre, di cui peraltro «stanno uscendo tutt’ora le istruzioni», ma anche che riforme e leggi non cadano dall’alto. La riforma fiscale è sul tavolo del governo, «se mancherà l’interlocuzione con il Paese reale», secondo Ferrari, si rischia di «gettare il Paese nella confusione estrema e già ce n’è abbastanza».