di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

In attesa di sapere come finiranno le trattative europee sui fondi anti crisi-Covid, il governo ha pensato bene, forse consapevole del fatto che ricevere un aiuto concreto e rapido dall’Unione sarà tutt’altro che facile, di battere cassa in Italia, tartassando i soliti noti, ovvero i cittadini comuni. Partite Iva, autonomi e piccoli imprenditori, piccoli proprietari, quelli che – a loro merito e per loro sfortuna – non hanno sedi legali all’estero, in Olanda per esempio, ma vivono, lavorano, danno lavoro, producono e investono nel nostro Paese. Oggi infatti è il famigerato “tax day”, il giorno delle tasse, una ricorrenza tutt’altro che felice per moltissimi connazionali, che saranno costretti a mettersi in regola col fisco come se la pandemia non ci fosse stata, come se le attività non fossero state chiuse per mesi e come se si fosse guadagnato come l’anno scorso. Tanto per citarne alcune, vanno pagate Iva e Irpef, Ires e Irap, il bollo sulle fatture elettroniche, la flat tax per le piccole partite Iva, la cedolare secca sugli affitti e altro ancora. Né cancellate né decurtate e neanche ulteriormente posticipate come chiesto da più parti. A nulla sono servite le proteste di commercianti e imprenditori, la minaccia di sciopero dei commercialisti, tantomeno le osservazioni delle opposizioni. Il governo è stato irremovibile: il pagamento è necessario, sarebbe stato impossibile rinviare, per motivi economici e anche per poter impostare il prossimo Def, lo ha dichiarato il sottosegretario Misiani. L’uscita fuori luogo della viceministra Castelli contro la categoria dei ristoratori ha chiarito la filosofia di fondo alla base delle politiche del governo: il solito atteggiamento punitivo verso le attività economiche tipico della sinistra. Una sinistra che continua – piuttosto ottusamente – a non voler comprendere che in questo modo si sega il ramo sul quale si è seduti: portando alla crisi se non al definitivo fallimento di migliaia di piccole e medie attività, privandole anche delle ultime risorse, non si farà che generare ulteriore povertà e disoccupazione, e non si creeranno le premesse per la ripresa economica, senza la quale, per inciso, sarà piuttosto difficile ripagare, qualora arrivassero, anche gli stessi prestiti europei sui quali il governo fa tanto conto. La situazione è drammatica e i vecchi nodi irrisolti del sistema Paese stanno venendo al pettine, fra i quali uno dei maggiori è la presenza di un sistema fiscale farraginoso e punitivo e che tra l’altro è incapace di incidere sull’evasione fiscale piccola e soprattutto grande. Per ora c’è la proposta di una revisione delle scadenze, l’ipotesi è quella di centellinarle rendendole mensili, ma la strada maestra resta sempre la stessa: una riforma poderosa che premi chi lavora e produce in Italia, riducendo il cuneo fiscale per favorire l’occupazione regolare e introducendo la flat tax, un prelievo sensato, uniforme e semplificato, che renda possibile agli onesti essere in regola col fisco e non fornisca alibi a chi non vuole pagare. Ne guadagneremmo tutti.