di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Il decreto rilancio alla fine è stato approvato, alcune misure ci sono, ma molte ancora mancano fra quelle necessarie a dare una risposta tangibile alla gravissima crisi economica determinata dalla pandemia e dal lockdown. Se in Italia l’emergenza sanitaria sembra passata, in realtà il Covid continua ad imperversare nel resto del mondo con le conseguenze che tutto ciò comporta, anche per la nostra economia, sul fronte del turismo e non solo. I dati lo testimoniano: la situazione è drammatica e per contrastarla occorrono misure eccezionali. Alcuni provvedimenti sono stati presi, ma bisogna fare di più. In sintesi, dal nostro punto di vista, occorre muoversi su due fronti, quello del lavoro e quello fiscale. Dal punto di vista della salvaguardia dell’occupazione, l’obiettivo deve essere quello di prolungare il blocco dei licenziamenti, aggiungendo contemporaneamente altre settimane di Cig Covid 19, per fare in modo di disinnescare la bomba occupazionale da un lato e non imporre costi insostenibili alle aziende onde evitare chiusure e fallimenti dall’altro. Per il momento nel dl Rilancio si prevede l’anticipo delle 4 settimane di Cig previste per l’autunno, mentre andrebbero aumentate le risorse per coprire – per tutte le aziende – il periodo fino a fine anno, così come il blocco dei licenziamenti che al momento si dovrebbe interrompere a ridosso di Ferragosto. Il ministro Catalfo sta studiando la situazione, ma occorre far presto e coinvolgere i rappresentanti delle Parti Sociali per avere un quadro ben chiaro delle diverse esigenze. Ci sono interventi sullo smart working, misura amata e odiata perché se aiuta lavoratori, imprese interessate e contribuisce a rallentare i contagi, ha però ripercussioni economiche non irrilevanti per alcuni settori. Ci sono provvedimenti per i dipendenti con figli minorenni, se sotto i 12 fino al 31 agosto ad esempio si potrà usufruire di un totale di 30 giorni di congedo retribuito al 50%. Bisogna coordinare le disposizioni a maggiori certezze in merito alla riapertura delle scuole, certezze che al momento scarseggiano: una ripresa delle normali attività lavorative presuppone didattica in presenza e negli orari consueti. Sul fronte degli aiuti alle aziende ci sono bonus e contributi, ma manca, se non la moratoria fiscale invocata da molti, almeno un’ulteriore dilazione dei pagamenti. Anche qui si deve trovare una quadra: lo Stato ha certamente bisogno delle risorse che provengono dalle tasse, ma con un’economia così dissestata dalla pandemia molte imprese avranno difficoltà a pagare. Sarebbe arrivato il momento di procedere finalmente a una riforma complessiva del fisco, nel segno della flat tax, pagando meno, ma pagando tutti. Alla fine il problema di fondo resta quello delle risorse. Vedremo, ora che le trattative in Europa sono entrate nel vivo, cosa accadrà col Recovery Fund.