di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL
La domanda da un milione di dollari, o meglio da 800 milioni di euro, rimbalza sulle pagine di tutti i giornali, naviga nella rete, riecheggia in televisione e persino alla radio: alla fine, chi ha vinto? Naturalmente si parla di Autostrade, della non-revoca e dell’accordo raggiunto alla fine tra Atlantia e i Benetton da una parte e Conte, Di Maio (sempre lui, non Crimi), Renzi e Zingaretti dall’altra. Sui media si semplifica, confondendo questi ultimi con “lo Stato”. Invece no, non sono loro lo Stato, sono al massimo, come forze di governo, degli amministratori pro-tempore, chiamati a gestire i beni pubblici si auspica nell’interesse generale, ovvero i beni di tutti noi cittadini che saremmo, noi invece stavolta sul serio, lo Stato. La vicenda è complicata, nata da una tragedia, il crollo del Morandi con le sue 43 vittime. Bisogna innanzitutto capire quali siano le responsabilità, tra gestori e controllori, in che modo e perché si sia lasciato deteriorare il ponte al punto di farlo cadere. Ci penserà la magistratura, speriamo in fretta e bene. Da questo tragico fatto è scaturito un ripensamento sull’intero sistema delle concessioni: hanno garantito l’interesse generale? È giusto continuare a dare in gestione dei beni pubblici, tra l’altro piuttosto redditizi, a dei privati? La privatizzazione era nata con l’obiettivo di modernizzare e rendere più efficiente. Ora si torna indietro, non a una vera e propria statalizzazione, ma a un ibrido, con i Benetton ancora azionisti anche se di minoranza e l’intervento della solita Cassa Depositi e Prestiti. La questione è stata gestita piuttosto male dal governo, i rimbalzi in borsa dopo le dichiarazioni prima verso la revoca, poi per la proroga, infine con questo accordo che sembra scontentare tutti, nonostante le dichiarazioni entusiastiche un po’ forzate di alcuni esponenti della maggioranza. Alla fine, non è nello scontro “ideologizzato” fra pubblico e privato che può trovarsi una soluzione. Sia l’una che l’altra delle formule possono rivelarsi utili, se gestite dai rappresentanti delle istituzioni con l’obiettivo dell’interesse pubblico. Nel caso delle concessioni, al momento della gara per l’aggiudicazione, della stipula dei contratti, dei controlli. Noi dell’Ugl non abbiamo mai aderito alla corsa alle privatizzazioni quando era di moda, così come non consideriamo adesso CdP il rimedio a tutti i mali, specie ora che la nostra economia è in crisi e le casse pubbliche sono vuote. Quello che chiediamo è che, dopo questa trattativa che dura ormai da due anni, si riesca a assicurare, attribuendo con chiarezza doveri e responsabilità, un sistema autostradale efficiente, che dia garanzie agli utenti sulla sicurezza, che abbia tariffe adeguate, mantenimento dei livelli occupazionali e possibilmente, ora che lo “Stato” è rientrato nella partita, guadagni anche per la collettività, da reinvestire in modo socialmente utile, nelle strutture, da mantenere e migliorare, e anche nel personale di Autostrade. Solo così lo Stato potrà dire di aver vinto.