di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Il “sonetto”, che poi è solo una semplice prosa in un esasperato romanesco, è quello scritto da Ferrari per Beppe Grillo, dedicato alla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Anche stavolta il comico genovese è emerso improvvisamente dal letargo politico in cui è volontariamente sprofondato per sparigliare le carte con affermazioni disturbanti e offensive. Ma rivolte a chi? Sembrerebbe ai romani, colpevoli, così si legge, di non essere stati all’altezza della Raggi, impegnata in una lotta solitaria contro le corruttele della Capitale, senza il sostegno della popolazione che pure proprio per quello l’aveva votata a larga maggioranza. E giù di insulti verso i cittadini romani, accusati a male parole di essere, se non complici, quantomeno indifferenti alla situazione. Si potrebbe dire, in difesa dei cittadini capitolini, che non è per questo che sono insoddisfatti della sindaca e molto probabilmente non la rivoteranno, ma più semplicemente perché stanchi dallo stato di degrado che imperversa nella Capitale. Che avrebbero voluto sia la trasparenza che l’efficienza e sono stati delusi su entrambi i fronti, che si aspettavano di vedere nel concreto dei miglioramenti, mentre, invece, la situazione rispetto a qualche anno fa sembra decisamente peggiorata. Ma questo, Grillo, che non è certo uno sprovveduto, dovrebbe già saperlo. Che incolpare e offendere tutta la cittadinanza per i guai vecchi e nuovi di Roma e per le inefficienze dell’amministrazione sia ingiusto, irrispettoso e soprattutto decisamente inopportuno a fini elettorali, anche questo, probabilmente, dovrebbe saperlo e lo sa. Alla fine l’attacco verso i romani sembra pretestuoso, il classico caso di chi parla a nuora perché suocera intenda. E la “suocera” è proprio lei, Virginia Raggi, che viene descritta nel “sonetto” come una novella Don Chisciotte, sì benintenzionata, ma anche del tutto incapace di affrontare la realtà, caratteristiche che mal si addicono a chi governa e vorrebbe riproporsi alla guida di una città così importante. Alla fine, quindi, non è difficile vedere nella tirata di Grillo un invito neanche troppo velato a farsi da parte. La santificazione diventa quasi un ricatto: facile far montare l’ondata di malcontento e indignazione bipartisan che affermazioni così platealmente provocatorie possono generare. Messa sull’altare e poi buttata giù, sempre da lui, il “garante” Grillo, che ora sembra, al di là delle boutade, aver definitivamente saltato il fosso ed essere approdato alla meta agognata: il Pd. Se Virginia è troppo ingenua, naif, chi meglio allora dei collaudati politici dem, con cui si governa così bene? Questo il sottotesto. Ma i romani sembrano stufi, e dopo l’invettiva ancora di più, non solo dei santini da innalzare o distruggere a seconda delle stagioni, ma anche dei burattinai che vogliono cadere sempre in piedi. A governare Roma, e non solo, servono persone libere, autorevoli, e con idee e strategie chiare, capaci non solo di ricoprire ruoli difficili, ma anche di assumersene tutte le responsabilità.