di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Se avevamo dei timori per la ripresa dell’anno scolastico, ora possiamo tirare un sospiro di sollievo: a coadiuvare la ministra Azzolina nel compito di garantire puntualità e sicurezza al momento della riapertura di settembre è stato incaricato niente meno che Domenico Arcuri. Il super manager di Invitalia, nominato lo scorso marzo commissario per l’emergenza Covid, come ben sappiamo è noto ai più per non essere riuscito a fornire i dispositivi di protezione personali, le mascherine, a operatori e cittadini in tempo utile durante la fase acuta della pandemia in Italia. Certo, sarebbe ingiusto incolpare il solo commissario di tutti i disservizi, alla base dei quali c’è stata innanzitutto l’assoluta mancanza di organizzazione e tempismo da parte di un governo che pure sapeva dell’arrivo del virus almeno da fine gennaio, nel reperire o iniziare a produrre le mascherine a tempo debito. È però altrettanto vero che difficilmente si possono dimenticare le affermazioni incoerenti del team chiamato a gestire l’emergenza, le mascherine prima considerate dannose o inutili per i cittadini, poi dichiarate obbligatorie, i suggerimenti a farle in casa con la carta da forno, le diatribe internazionali e nazionali, perfino con la categoria non certo sovversiva dei farmacisti sulla questione del prezzo calmierato. Non sapremo mai come sarebbe andata la pandemia e quale sarebbe stato il bilancio delle vittime, ora sfiorano le 35mila, se agli italiani fossero state date in tempo le mascherine assieme all’obbligo stringente di indossarle nei luoghi pubblici. Ed ora Arcuri, dopo tanta prova, sarà incaricato anche dell’acquisto e della distribuzione dei dpi, dei materiali e degli arredi – i banchi singoli ad esempio – necessari a garantire la ripresa dell’anno scolastico. Grande la soddisfazione di Azzolina, che ha rivendicato di aver sponsorizzato la nomina: secondo la ministra, si tratta della persona giusta per garantire, parole sue, un’azione tempestiva e la velocizzazione dei processi burocratici. La faccenda, se non fosse drammatica, sarebbe da ridere: possibile che nel nostro Paese continui a mancare, in modo così plateale, una cultura della responsabilità in base alla quale si venga chiamati a rispondere, se non dei propri errori, quantomeno della propria inadeguatezza? Possibile che non ci fossero, se si riteneva necessario nominare un commissario da affiancare alla ministra, altri nomi spendibili? Questa decisione, criticata giustamente da molti, rappresenta l’ennesima dimostrazione di autoreferenzialità da parte di una classe dirigente sempre pronta ad assolversi, mentre alla cittadinanza toccano tutte le conseguenze, senza possibilità di scampo. Speriamo comunque che, Arcuri o non Arcuri, alla fine le cose vadano bene e che la scuola riesca effettivamente a riprendere in tempo e in sicurezza, nell’interesse di studenti, insegnanti e famiglie.