Dl semplificazioni “passa” con un «salvo intese». E il nulla si complica.  Maggioranza obbligata a dare il “via libera” e evitare figuracce. Ma senza un vero accordo

 

Per capire la verità sull’esito della riunione fiume di stanotte del Consiglio dei Ministri, basta considerare che il via libera è arrivato «salvo intese». La maggioranza era obbligata a dare il via libera, per recuperare un siderale ritardo, e lo ha dato su un testo approssimativo e senza che vi fosse vero accordo. Non a caso il dl semplificazioni, 48 articoli in 100 pagine, ha ottenuto il disco verde del Consiglio dei Ministri dopo una riunione fiume, terminata dopo le 4.30. Se dalle parti della maggioranza si spiega che il «salvo intese» si è reso necessario per questioni tecniche, ciò che è accaduto permette di comprendere meglio la realtà. Il Cdm è iniziato con oltre due ore e mezzo di ritardo, la discussione si è allungata sull’elenco delle grandi opere da sbloccare, nel tentativo di replicare il cosiddetto “modello Genova”. La lista di 50 opere, partorita dal Mit, affidate a dei commissari nominati con Dpcm  ad hoc da qui a fine anno, non compare nel testo del decreto, ma nell’allegato infrastrutture adottato insieme al Programma nazionale di riforma, approvato anch’esso nella riunione di ieri insieme all’assestamento di bilancio e al rendiconto dello Stato. Altro che modello Genova! Piuttosto Modello Giuditta, ovvero del “Piccolo diavolo” pasticcione, che fa le pentole ma non i coperchi. Un’altra partita difficile è stata la riforma dell’abuso d’ufficio, superata con una necessaria riformulazione tecnica del testo, sulla quale però la ministra e capodelegazione di Iv, Teresa Bellanova, ha «confermato le riserve già espresse». Si torna quindi alla casella di partenza.

Vediamo in sintesi cosa il Consiglio dei Ministri vorrebbe dare ad intendere a noi e anche all’Ue: è stato “approvato” un decreto-legge che introduce misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale. Il testo, secondo una nota della Presidenza del Consiglio, costituisce un intervento organico volto alla semplificazione dei procedimenti amministrativi, all’eliminazione e alla velocizzazione di adempimenti burocratici, alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, al sostegno all’economia verde e all’attività di impresa. Quattro gli ambiti principali: semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia; semplificazioni procedimentali e responsabilità; misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale; semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy. Semplificazioni che però si trovano sotto la spada di Damocle del «salvo intese». E se pensiamo che il dl Rilancio, annunciato a metà aprile, come il provvedimento a favore delle imprese sta ancora passando da un rinvio a un altro, stamattina già tre, perché mancano le coperture finanziarie, un buco di ben 100 milioni, e perché la Ragioneria dello Stato ha fatto diversi rilievi, abbiamo molto più chiaro il pantano politico e burocratico in cui è finita l’Italia.

Il Dl Rilancio passa di slittamento in slittamento: mancano le coperture finanziarie. L’annuncio del maxi intervento per le imprese risale a metà aprile