di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Un giorno, forse, verranno calcolati i danni che il Governo ha procurato all’Italia per la sua evidente incapacità di decidere e di dare risposte non in tempi brevi, come dovrebbe essere in una situazione di emergenza, ma almeno congrui, ragionevoli. Per quanto tempo ancora l’Ue riuscirà a fare finta di non vedere? Per quanto tempo ancora il Governo Conte riuscirà a gettare il fumo negli occhi dell’opinione pubblica, dei mercati e del mondo intero che ci osserva, visto che siamo stati uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia e più severi nel combatterla? Avremmo potuto sfruttare l’azzeramento di alcuni gap competitivi, che il lockdown ci ha “regalato” nostro malgrado, rispetto ad altre economie, ad alcuni settori, ad altri Paesi magari ancora lì a combattere per entrare nella “fase 2”. Invece ieri, anzi oggi all’alba, dopo un’intera notte di discussione, il Governo ha saputo solo dimostrare di essere prigioniero delle divisioni interne e di non riuscire neanche a raggiungere l’accordo sulle opere da sbloccare. Il via libera al dl “Semplificazioni” «salvo intese» rende l’idea della confusione che ancora regna sovrana tra le fila della maggioranza. Tutto questo avviene mentre peggiorano le stime della Commissione europea sul Pil italiano nel 2020. È notizia di oggi: quest’anno scenderà a -11,2%, facendo registrare il maggior calo fra gli stati membri dell’UE. Non solo, Bankitalia, sempre oggi, avverte che sono in pericolo il 40,6% delle micro imprese e il 18,8% delle grandi. Che oltre 6 alberghi e ristoranti su 10 potrebbero chiudere. Che un terzo delle famiglie ha riserve per soli 3 mesi e che il 40% delle famiglie è in difficoltà con il mutuo. Quale altra catastrofe deve essere prevista per far in modo che il Governo Conte smetta di perdere tempo? Non è abbastanza allarmante che Per l’Ocse «la disoccupazione in Italia dovrebbe raggiungere il 12,4% a fine 2020, cancellando quattro anni di lenti miglioramenti»? Ad oggi in Italia sono ancora 2 milioni i lavoratori in attesa di ricevere i fondi per la cassaintegrazione. Dunque, basta con le promesse e la propaganda: è necessario intervenire con misure coraggiose per far fronte ad un’emergenza senza precedenti. Bisogna far ripartire quanto prima gli oltre 700 cantieri bloccati in tutta Italia – e Conte si vanta di averne sbloccati 130! – e liberare le imprese dalle lungaggini della burocrazia e dagli innumerevoli adempimenti amministrativi che ostacolano la libera iniziativa privata, l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Occorre un Piano di Rilancio davvero ambizioso e all’altezza della crisi economico-sociale. Nel consesso europeo, il Presidente Conte deve far valere il peso che un grande Paese come l’Italia riveste, pretendendo lo stanziamento di somme da destinare a fondo perduto alle imprese, rifiutandosi, al tempo stesso, di ricorrere al Mes.
Ma per fare questo ci vuole una maggioranza. Vera.