di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Mentre i maturandi sono alle prese con la prova 2020, sono arrivate le proposte del ministero dell’Istruzione per la riapertura delle scuole a settembre. Non sono mancate le critiche, da sinistra e da destra, a un piano che lascia ampio spazio alle scelte dei dirigenti scolastici, prevedendo diverse possibilità per l’anno venturo: didattica in presenza o in assenza, classi scorporate o aggregate, turni mattutini, pomeridiani o anche prefestivi, classi all’aperto o in locali messi a disposizione delle scuole. L’obiettivo è quello di garantire la ripresa delle lezioni facendo in modo che sia mantenuto il distanziamento sociale, purtroppo ancora necessario al fine di evitare una recrudescenza della pandemia, eventualità da evitare ad ogni costo, per ragioni sia sanitarie che economiche. Per tutelare sia il diritto alla salute che quello allo studio, per fare in modo che la nuova gestione del sistema di istruzione in tempi di coronavirus non esasperi le differenze sociali ed evitare che si generi il caos, servirà una grande dose di collaborazione. Bisognerà organizzare i turni di docenti e studenti salvaguardando le esigenze di tutti e non dimenticando le famiglie, a loro volta composte da lavoratori con propri impegni e orari. Trovare gli spazi, che siano a norma per il Covid e non solo, fare in modo che l’uso eventuale della didattica a distanza a supplemento di quella in presenza non lasci indietro nessuno, che gli insegnanti abbiano i mezzi e la formazione giusta, così come gli studenti, evitando che ci siano alcuni con più possibilità di altri. Insomma, è fondamentale che sia assicurata una ripresa ordinata per fare in modo che la scuola continui ad offrire a tutti i nostri giovani crescita personale e integrazione sociale, presupposti per una piena cittadinanza. Già normalmente non è affatto semplice, ancor meno ora. Sarà essenziale, quindi, in questa fase, il ruolo delle comunità territoriali, cui si riferiscono del resto le linee guida stesse: le autorità locali quindi, ma con il pieno coinvolgimento di tutti gli attori economici e sociali. Solo con una stretta cooperazione sarà possibile garantire un buon funzionamento delle cose a vantaggio di tutti, armonizzando i tempi delle città, dei trasporti, dei servizi, degli orari di studio e lavoro, tutelando così i ragazzi, il personale docente e non docente delle scuole, i genitori, le famiglie con particolari esigenze. Potrebbe essere un primo passo verso la realizzazione dei contratti di comunità di cui più volte abbiamo parlato. Un maggiore coordinamento fra le parti a livello sia nazionale che locale per una programmazione delle attività finalmente vicina alle reali esigenze dei territori. Si tratta certamente di una sfida, ma anche in questo caso l’accelerazione verso una maggiore efficienza e modernizzazione imposta dal Covid potrebbe offrire nuove opportunità.