di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Chiudono i battenti di Villa Pamphili, si torna alla quotidianità e viene da chiedersi, parafrasando una vecchia canzone degli anni Ottanta: “Cosa resterà di questi Stati Generali?”. Il premier Conte ha presentato le proprie conclusioni dicendo che “dobbiamo reinventare il Paese che vogliamo perché l’esperienza è stata troppo dura e la sfida troppo impegnativa per occuparci di semplici riforme” e questo è innegabile. Ma l’impressione che, alla fine, da quella che è stata definita da molti critici una “passerella” non riusciranno ad emergere trasformazioni radicali e tangibili come quelle di cui il Paese ha ora più che mai bisogno è forte. Nelle conclusioni, il Presidente del Consiglio ha indicato tre grandi obiettivi: modernizzazione, transizione energetica e inclusione sociale. Nel dettaglio ci sono riferimenti all’alta velocità e al potenziamento della rete ferroviaria, alla fibra ottica per ridurre il divario digitale, alla transizione verde e alla progressiva adozione dei pagamenti elettronici per contrastare l’economia sommersa, all’inclusione sociale, soprattutto centrata sul diritto allo studio. Accenni a un taglio del cuneo fiscale e incentivi alle imprese. Alcune buone idee e diverse proposte singolari, ad esempio il voucher da pagare a 500 donne manager per aiutarne la carriera, un po’ sulla falsariga del bonus monopattino: provvedimenti da abitanti delle Ztl. Ancora poco chiara la questione Iva, da “studiare con molta attenzione”. Alcuni progetti di riforma, la semplificazione della burocrazia, investimenti in modernizzazione, ma senza quello slancio di cambiamento radicale enunciato a parole dal Premier, ma non riscontrabile nei risultati del meeting. Specie considerando il fatto che a breve l’Italia presenterà il piano sulla base del quale chiedere fondi – in prestito – all’Europa. Con dietro l’angolo lo spettro del Mes. Non sembra essere stato sufficientemente ascoltato, dentro le prestigiose stanze di Villa Pamphili, il grido di sofferenza della società italiana, i cittadini alle prese con un futuro incerto, le aziende che chiudono, l’occupazione che cala in modo drammatico, i tantissimi che ancora non hanno ricevuto neanche la Cig. 500mila i posti di lavoro persi negli ultimi mesi, a rischio fallimento il 60% delle imprese. Il piano Conte, alla fine, si è forse perso nel tentativo di accontentare tutti, almeno all’interno della maggioranza, riuscendo di conseguenza a non convincere nessuno. Non basta il ruolo di mediatore e affabulatore del Premier per dirimere questioni di sostanza: procedere nella direzione del Jobs Act o verso quella del Decreto Dignità? Come risolvere il nodo Autostrade, ma anche Alitalia, Arcelor-Mittal e tutto il resto? L’Ugl, assieme alle altre parti sociali, ha partecipato all’incontro, ha fatto valere le proprie idee, ha sollevato osservazioni e formulato proposte. Ora, però, per trasformare i propositi in azioni, non si può più tergiversare: la parola passa alla politica.