di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
L’ennesima presa in giro. Le parole della madre di una delle vittime del rogo Thyssenkrupp, avvenuto a Torino nel 2007, sono la migliore sintesi di quanto sta accadendo in questi giorni a proposito della concessione della semilibertà ai due manager tedeschi Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, condannati in Italia in via definitiva per omicidio colposo, incendio doloso e omissioni di misure antinfortunistiche. Avrebbero dovuto scontare la loro pena, 9 anni e 8 mesi di carcere il primo, 6 anni e 10 mesi il secondo, già pochi rispetto alla morte di 7 persone nell’incendio della fabbrica di cui erano responsabili. E invece, nonostante le tante e a questo punto infondate rassicurazioni da parte della magistratura sia italiana che tedesca, dopo essere stati estradati nel loro Paese natale, al posto della pena prevista gli è stata concessa dal tribunale competente, quello di Essen, la semilibertà. Dovranno dormire nel penitenziario, ma durante il giorno saranno liberi di uscire per andare al lavoro e avranno anche altre agevolazioni all’interno dell’istituto di pena. Insomma, non faranno neanche un giorno di carcere vero e proprio. Un’altra beffa, che indigna da almeno un paio di punti di vista. Innanzitutto una simile vicenda sminuisce tutte le iniziative, le prese di posizione ufficiali, persino le leggi stabilite per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Se non ci sono punizioni appropriate neanche in casi drammatici come quello di Torino, dove hanno perso la vita 7 operai – tre di loro, i più giovani, avevano solo 26 anni – per comprovate omissioni di norme antincendio e antinfortunistiche e dopo turni di lavoro massacranti, alcune delle vittime stavano lavorando da 12 ore, allora tutta la cornice legislativa a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro viene di fatto messa in discussione, privata dell’essenziale deterrenza a compiere azioni illegali che viene determinata dalle pene severe e puntuali in caso di violazione delle norme. Non solo, ne risentono anche i rapporti internazionali, quelli fra Italia e Germania in particolare. Due Paesi, fra l’altro entrambi membri fondatori dell’Ue, che su vicende come queste dovrebbero collaborare, garantire una totale unità d’intenti e di azione. Già i motivi di attrito fra i due Stati negli ultimi anni non sono stati pochi, per altre questioni di carattere politico ed economico. Poi, con casi come questo, le cose non possono che peggiorare, con buona pace delle nostre nutrite schiere di filoeuropeisti a tutti i costi. Per i manager della Thyssen di nazionalità italiana dopo le condanne si sono aperte le porte del carcere, per quelli tedeschi, invece, no. Che il Governo, per una volta, si faccia sentire. Sono stati beffati gli operai deceduti, le loro famiglie, tutti i lavoratori ed anche l’Italia intera.