di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Anche se da molte parti si sollevano dubbi sull’effettiva utilità degli Stati Generali, noi dell’Ugl abbiamo accettato, con convinzione, l’invito a partecipare con la speranza che le nostre proposte possano contribuire fattivamente a un cambio radicale dei paradigmi economici, sociali e politici, per rimediare agli errori e le alle inerzie del passato e del presente. L’Italia deve al più presto uscire dalla crisi in cui è precipitata a causa del Covid. La situazione attuale rappresenta una sfida epocale, che ha messo a dura prova la nostra economia e la nostra società, uno spartiacque con un “prima” e un “dopo” profondamente diversi. E già il “prima” era problematico: da anni, infatti, l’Italia è uno dei Paesi che cresce meno, non sono bastati 10 anni per uscire dalla crisi del 2008. Oggi paghiamo il prezzo dello tsunami mondiale determinato dalla pandemia, ma continuiamo anche a scontare quello causato da anni di governi deboli, incapaci di portare a compimento le riforme di cui il Paese avrebbe avuto, già da tempo, bisogno. Serve una visione nuova, capace di riequilibrare i rapporti di potere tra finanza ed economia reale, restituendo centralità al lavoro, come del resto imporrebbe la stessa Costituzione. Serve una vera politica industriale, un progetto che definisca settori e infrastrutture strategiche per il Paese. Noi proponiamo un piano per la ricostruzione capace di funzionare solo se fondato su un intervento massiccio – 350 mld, da finanziare a debito – e su un disegno chiaro. Per fare questo ci sono molte riforme da realizzare: va rimosso il patto di stabilità interno, vanno rivisti il codice degli appalti, il funzionamento dei Tar e del contenzioso civile, i processi autorizzativi della PA. Va costituita una Banca per gli Investimenti Pubblici, capitalizzata da Cdp. Per dare una spinta al sistema, avviando le opere già finanziate e poi procedendo a una modernizzazione e messa in sicurezza del Paese, utile per l’economia, il lavoro e anche per colmare, finalmente, il gap fra Nord e Sud. Occorrono riforme della giustizia e della burocrazia, apparati mastodontici e farraginosi, che scoraggiano gli investimenti. Serve un nuovo rapporto col fisco, che va rimodulato e semplificato con un concordato sul contenzioso, una riforma degli enti di riscossione, la “flat tax” e una riduzione del cuneo per tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti. Serve una nuova visione di lavoro: ad esempio nel bilancio delle imprese il lavoro non deve più essere considerato un costo, ma un asset patrimoniale. Un tassello da aggiungere a un nuovo patto tra capitale e lavoro, basato su collaborazione e partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, impostando anche una riforma della rappresentatività con elezione diretta all’interno di un collegio unico nazionale per i Ccnl, cornici di riferimento, e rappresentanza determinata all’interno della singola azienda per la contrattazione di secondo livello. Poi un potenziamento del sistema di welfare, di cui ora abbiamo bisogno più che mai, che sia di comunità e che garantisca la protezione delle fasce più deboli dando una risposta ai bisogni, ma anche offrendo finalmente vere opportunità di reinserimento per affrancarsi da situazioni di degrado sociale, grazie a una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. Serve una visione di sviluppo, un piano che dia slancio all’economia e al lavoro, un progetto di crescita reale e giustizia sociale che finora non abbiamo riscontrato. Anche questa volta, con gli Stati Generali, siamo pronti ad offrire il nostro contributo, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini italiani.