Gli Stati Generali mentre il M5s va in frantumi. Oggetti del contendere: le richieste di Di Battista, gli schiaffi di Beppe Grillo, ora anche il “caso Venezuela” subito smentito. Ma i dubbi restano.

Ormai è chiaro: il problema dei Cinquestelle sono i Cinquestelle, ed essendo essi primo partito della maggioranza, in un Parlamento che però fotografa il consenso degli italiani alla data dell’ormai lontanissimo 4 marzo 2018, anche del Governo e quindi dell’Italia. Non bastava il “finto sostegno” di Alessandro Di Battista al “Conte bis” espresso ieri attraverso la richiesta di «un’Assemblea Costituente» o di un Congresso immediato per rafforzare il M5s e per lanciare una sfida all’attuale presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, proprio mentre sta celebrando i “suoi” Stati Generali a Villa Pamphili, alla conquista della leadership del Movimento e non bastava neanche la risposta, anzi lo schiaffo di Beppe Grillo a Di Battista, «dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, – ha scritto sul suo blog – pensavo di avere visto tutto. Ma ecco l’Assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film Il Giorno della Marmotta», che per chi non lo sapesse ha per protagonista un uomo che si sveglia ripetutamente nello stesso identico giorno. Non bastava cioè rendersi conto, sempre di più, che nel M5s di anime perse ce ne sono fin troppe. Addirittura oggi, mentre sempre a Villa Pamphili Conte celebra i suoi Stati Generali nella due giorni di confronto con le parti sociali, il quotidiano spagnolo Abc ha pubblicato il contenuto di documenti secretati della Direzione Generale dell’Intelligence Militare di Caracas dai quali emerge che «Nicolas Maduro diede nel 2010 la sua autorizzazione all’invio di una valigia che conteneva 3,5 milioni di Euro al Consolato venezuelano a Milano per finanziare in nero il M5S». Indiscrezione immediatamente smentita da tutto il M5s e anche dall’Ambasciata del Venezuela ma che ha aperto un dibattito sulla posizione ambigua italiana riguardo alla crisi venezuelana. A gennaio dello scorso anno Juan Guaidó, capo dell’Assemblea Nazionale di Caracas, il Parlamento venezuelano dominato dall’opposizione, si era proclamato presidente ad interim del Venezuela con il benestare del presidente americano Donald Trump, primo a riconoscerlo. Un annuncio che aveva provocato la durissima reazione del presidente del Venezuela Nicolas Maduro, che aveva annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Washington. Il Movimento Cinque Stelle allora votò contro la risoluzione presentata dal Parlamento europeo che chiedeva il riconoscimento di Juan Guaidó come presidente legittimo ad interim e che invitava i Paesi Ue che non avevano ancora provveduto (tra cui l’Italia) a farlo il prima possibile. In questo contesto, riesce difficile immaginare che, alla fine della kermesse, il Governo possa essere pronto a realizzare i 7 punti del programma ideato per un rilancio economico dell’Italia. Difficile davvero se chi sta al Governo e ha ruoli di responsabilità ragiona peggio di un bambino che, tuttavia, ha anche perso la sua innocenza.