di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

L’avevamo spesso criticato, giudicandolo troppo morbido nei confronti delle politiche anti italiane di Bruxelles ai tempi del governo gialloblu, ma, bisogna ammetterlo, stavolta ha ragione e le sue dichiarazioni rilasciate nel corso di un’intervista a Radio24 ce l’hanno fatto sinceramente rimpiangere. Parliamo di Giovanni Tria, ex ministro dell’economia e delle finanze, che oggi ha detto la sua sulle misure economiche e sociali del governo con affermazioni in gran parte condivisibili. Sugli Stati Generali ha notato un paio di pecche che saltano agli occhi. Innanzitutto l’idea di aprire il meeting, che dovrebbe gettare le basi per il rilancio del Paese, con gli esponenti della famigerata Troika, non certo buon segno, almeno dal punto di vista comunicativo, secondo Tria. E come dargli torto. Poi il fatto, notato anche dall’opposizione, che infatti a quanto sembra diserterà l’appuntamento di Villa Pamphilii, di continuare a bypassare – prima i Dpcm, poi le Task Force, ora gli Stati Generali – il Parlamento e le sedi istituzionali che prevedono già il dialogo con controparti politiche e attori sociali, quasi in un moto di insofferenza, non osiamo dire verso la rappresentanza democratica, ma quantomeno verso le formule e le prassi della nostra Repubblica. Poi la questione del codice degli appalti: per ripartire non basta l’assistenzialismo, gli ammortizzatori per i dipendenti, gli aiuti alle imprese sono indispensabili nel breve periodo per superare i momenti difficili, ma a lungo termine serve il lavoro vero e anche su questo Tria ha ragione. Speriamo, comunque, che nonostante le criticità, questo nuovo progetto degli Stati Generali messo in piedi da Conte e dal governo serva concretamente ad aiutare il nostro Paese, che è in affanno, messo duramente alla prova dal lockdown interno e internazionale causato dalla pandemia di Covid-19, ed ha bisogno di una spinta per riprendersi. Per l’Ugl il piano per la ripartenza dovrebbe consistere in un’inversione a U rispetto alle vecchie politiche di austerity e dovrebbe basarsi su un vero e proprio shock fiscale e su un programma di investimenti per consentire di recuperare il terreno perduto in termini di produzione e occupazione. Lo diciamo addirittura da prima della pandemia, quando già l’economia arrancava, ma ora è ancor più urgente procedere in questa direzione. La situazione italiana è drammatica, ogni giorno i dati lo confermano, quelli sul crollo della produzione industriale resi pubblici ieri dall’Istat sono solo gli ultimi di una lunga serie di rilevazioni e proiezioni sconfortanti per il prossimo futuro. Insomma, con o senza Tria, che si recuperi, magari proprio tramite questo confronto tra gli Stati Generali dell’economia, parte di quello spirito di cambiamento che stava aiutando l’Italia a uscire dal guado, ora col Coronavirus ne abbiamo ancora più bisogno.