Alti costi e limiti normativi non facilitano la procedura dal sommerso

Un flop sembra tirare l’altro; la cosa che fa pensare è che, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di fallimenti o, comunque, di forti ritardi che mettono a rischio la stessa tenuta sociale ampiamente preventivati. È sufficiente leggersi quanto detto e scritto dai sindacati, in particolare dalla Ugl per quanto riguarda l’ultimo flop venuto alla luce, quello della procedura di emersione. Il decreto Rilancio, come noto, prevede la possibilità di regolarizzazione dei rapporti di lavoro irregolari che un datore di lavoro italiano, comunitario o extra Ue intrattiene con un lavoratore, a sua volta italiano, comunitario o extra Ue, in tutto dietro il pagamento di una somma di 500 euro, ai quali si deve poi aggiungere una quantificazione forfetaria sugli stipendi e sui contributi passati. Ebbene, dopo una decina di giorni, le domande in tutta Italia, compresa la parte relativa al rinnovo del permesso scaduto, sarebbero meno di diecimila a fronte di una platea stimata in almeno 220mila unità; quindi meno del 5%. Se ricordiamo come si era arrivati a parlare addirittura di 600mila unità, è ancora più evidente il flop. Per qualcuno, lo scarso successo è legato al fatto che l’emersione interessa solo l’agricoltura, il lavoro domestico e l’assistenza personale; in realtà, i limiti erano ben evidenti da subito. Oltre al costo, è, ad esempio, richiesto il requisito della costanza del rapporto di lavoro.