E la chiamano estate


Si attende un crollo dell’occupazione a tempo determinato fra giugno e agosto

Giugno chiama l’estate, le belle giornate, il mare o la montagna. Insomma, la vacanza. Però, quello che per diversi milioni è il periodo di riposo per antonomasia, per altri – almeno il cinque per cento della popolazione residente nel nostro Paese, più del 10% degli effettivi occupati – è una grande occasione di lavoro, spesso la sola, sia sul versante del lavoro dipendente che su quello autonomo. Ed allora, è opportuno provare a fare una stima di quello che potrà succedere nei prossimi tre mesi sul versante del lavoro, con l’avvertenza che tutto un mondo, quello del lavoro autonomo, sfugge all’analisi. Mediamente, i contratti di lavoro a tempo determinato nel trimestre che va da giugno ad agosto sono quasi 3,1 milioni di unità, larga parte dei quali occupati nel turismo. È ipotizzabile un dimezzamento di queste posizioni lavorative per effetto delle misure di contenimento della diffusione del covid-19 che impongono regole stringenti in tanti settori, dall’accoglienza alla ristorazione, passando per gli stabilimenti balneari, i parchi acquatici e tematici, fino agli spettacoli. Ad oggi, è praticamente saltata tutta la stagione dei concerti dal vivo, mentre non è chiaro se e come potranno riaprire le discoteche o i teatri, compresi quelli all’aperto. Se ci aggiungiamo anche lo stop allo sport a tutti i livelli, il quadro è completo. Si tratta di settori che occupano centinaia di migliaia di addetti; è sufficiente ricordare, a tal proposito, che l’intervento del legislatore sui voucher per il lavoro occasionale scaturì proprio per eliminare l’abuso che se ne faceva nel personale impiegato negli stadi per la sicurezza e i vari servizi. Verosimilmente, non andrà meglio neanche negli altri settori produttivi. Parecchia parte dell’industria manifatturiera, infatti, lamenta un crollo degli ordinativi, conseguenza diretta del lungo periodo di lockdown che, è bene ricordare, non è un fenomeno soltanto italiano, avendo investito tutte le economie mondiali, magari con intensità diversa.