di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
In un’intervista, naturalmente su La Repubblica, Vittorio Colao annuncia i risultati del lavoro della sua task force, chiamata dal premier Conte ad impostare la ripartenza economica e sociale del Paese a partire dalla “fase 2”. Il team ha prodotto 100 proposte da sottoporre al governo, sostanzialmente riassumibili in due obiettivi: tecnologia e sburocratizzazione. A dire il vero non si tratta di idee così innovative, ne sentiamo parlare più o meno da 30 anni, anche se ancora di nessuna delle due c’è vera traccia. Sburocratizzazione neanche a dirlo, specie ora, dopo la pandemia e con i noti problemi per l’accesso ai sostegni economici: i buoni propositi non mancano, ma non si vedono iniziative concrete di semplificazione e razionalizzazione. Per quanto riguarda la tecnologia, si è imposta da sola con la forza che le è propria, specie fra i giovani, nelle zone più urbanizzate, fra le fasce sociali più abbienti e istruite, che ne hanno saputo trarre benefici, ma senza grandi aiuti da parte dello Stato né dal punto di vista infrastrutturale né da quello formativo per le persone, di qualunque età, più fragili. Lo abbiamo visto, sempre ora, ad esempio con la smart school: alcuni ne hanno usufruito agevolmente, moltissimi altri ne sono rimasti sostanzialmente esclusi. Speriamo che con lo sprone della task force i buoni propositi si trasformino in realtà. Abbiamo senz’altro bisogno di entrambe. Di meno burocrazia e di più tecnologia. Purché quest’ultima non coincida, nonostante le rassicurazioni sullo Stato “friendly”, con la mania del controllo tutta progressista, come sembrerebbe da un altro sempreverde fra le proposte della sinistra, ribadito anche da Colao: inserire, nel contesto della digitalizzazione anche l’abolizione del contante per stanare l’evasione fiscale. Purché sia meglio disciplinata sul fronte delle imprese e del fisco: sull’e-commerce, ad esempio, ci sarebbe ancora molto da fare. Se le proposte sono solo queste, manca, ancora e nonostante la folla di esperti, quel contatto fra sinistra e realtà che ha fatto perdere ai dem tanti consensi negli ultimi anni. Troppo fumose le proposte, troppo lontane dalla vita vera, dall’economia concreta, fatta di energia che costa troppo, infrastrutture che mancano, tasse troppo alte, sulle attività produttive e sul lavoro. Servirebbe un’inversione a U rispetto alle politiche di austerity del passato, un nuovo modo di approcciarsi alla globalizzazione, che non sia tutto in difesa e volto al massimo a limitare i danni. Quella che ci viene offerta invece è una visione lontana, londinese, leggera, di start-up, nicchie ed eccellenze, nella quale non c’è traccia di una visione per aiutare la produzione nazionale, i settori strategici, per frenare la desertificazione industriale, per far ripartire i cantieri, per dare una scossa ai consumi, per scongiurare il crollo dell’occupazione che si profila all’orizzonte e per evitare che continui a montare quella rabbia sociale che già inizia a intravedersi. Un po’ poco, dottor Colao.