di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Oggi ricorrono i cinquant’anni della legge 300 del 1970, lo Statuto dei Lavoratori. A suo tempo ebbe una portata storica, rivoluzionaria perché riconobbe in un testo unico i diritti dei lavoratori e conferì al lavoro quella centralità stabilita nel primo articolo della Carta costituzionale. Una legge fondamentale nella storia del Sindacato. Da allora, però, moltissime cose sono cambiate. La produzione sul modello “fordista” non esiste più: la globalizzazione ha favorito la delocalizzazione delle grandi industrie manifatturiere verso i paesi emergenti, la robotizzazione e l’impatto delle nuove tecnologie hanno cambiato il volto della produzione e come conseguenza di tutto questo, e soprattutto del modo in cui è stato finora interpretato, il lavoro in Italia e nel mondo si è trasformato e i cambiamenti epocali intervenuti negli assetti economico-produttivi hanno portato, nel nostro Paese, a un arretramento sul fronte dei diritti del lavoro. Occorre quindi, in questa data, non solo celebrare il passato, ma soprattutto fare in modo che nel futuro siano meglio tutelate tutte le categorie ora in difficoltà, con lo spirito che cinquant’anni fa portò alla stesura dello Statuto. Finora, si pensi al Jobs Act, si è ritenuto che flessibilizzare e ridurre le tutele avrebbe assicurato maggiore occupazione. Non è così. A nostro avviso, invece, la chiave di volta dalla quale partire è quella partecipativa: sia dal punto di vista del contrasto alle delocalizzazioni, poiché rafforza il legame tra azienda, lavoro e territorio, sia dal quello della tutela delle nuove forme contrattuali, che, situandosi in un terreno intermedio fra lavoro dipendente e autonomo, realizzano – finora però in senso spesso peggiorativo – un superamento delle classiche categorie alle quali in passato eravamo abituati. È il momento di cambiare passo e la crisi economica e sociale scaturita dal Covid-19 ha reso questo cambiamento ancora più necessario e urgente. È ora di dare piena attuazione all’articolo 46 della Costituzione, principio fondante per l’UGL, e in questa prospettiva bisogna valorizzare la rappresentanza del sindacato a livello aziendale. È su queste basi che occorre edificare un nuovo Statuto e l’UGL è disponibile ad aprire un tavolo con il Governo al fine di individuare nuove tutele per garantire il diritto al lavoro in tutte le sue forme e declinazioni. Anche il Sindacato, dopo 50 anni dalla nascita dello Statuto, è chiamato a rinnovarsi, superando le vecchie logiche del passato imperniate su sterili contrapposizioni, per definire nuovi modelli volti alla promozione di forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Si tratta di abbracciare una visione che metta al centro la comunità nazionale e sia in grado di superare i conflitti sociali, per uscire più velocemente da questa crisi senza precedenti.