di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Sembrerebbe profilarsi all’orizzonte una possibile proroga dello stato d’emergenza determinato dalla pandemia da Coronavirus. Quello che era stato indetto dallo scorso 31 gennaio, valido fino alla fine di luglio, potrebbe essere esteso di ulteriori sei mesi, fino quindi al 2021. Nella bozza ufficiosa del dl Rilancio, all’articolo 16, si stabilisce la proroga degli stati di emergenza dichiarati ai sensi del dlgs 1/2018 in scadenza entro il 31 luglio 2020, una formulazione fumosa che potrebbe aprire la strada alla proroga della stessa emergenza Covid-19, estensibile con una delibera del Consiglio dei Ministri. Il dubbio è sorto a molti. Ne hanno parlato diversi esperti, giuristi e costituzionalisti, alcuni politici, di opposizione e di maggioranza, fra cui ad esempio Fassina e Rosato, che si è voluto smarcare dicendo che personalmente non l’avrebbe fatto, e anche giornali come “Il Manifesto”, in un articolo titolato, significativamente, “giallo sul prolungamento dell’emergenza”. La questione è tutta qui, appunto, nel fatto che una decisione così rilevante per la nostra democrazia sia avvolta in un sostanziale mistero. Data la situazione sanitaria, il bisogno di procedure snelle, da adottare con urgenza, è comprensibile. Meno comprensibile è una gestione eccessivamente accentratrice da parte di governo e Presidente del Consiglio. A gennaio c’è stata poca trasparenza: la popolazione non è stata sufficientemente preallertata sul probabile arrivo del virus e sulle decisioni politiche, compresa la prima proclamazione dello stato d’emergenza, prese per affrontare la situazione. La prima fase della pandemia, la cosiddetta “fase uno” si è snocciolata a suon di Dpcm, con uno scarsissimo coinvolgimento del Parlamento a fronte di decisioni di portata eccezionale che hanno limitato le libertà costituzionali della cittadinanza come mai era avvenuto nella storia repubblicana. Il tutto, fra l’altro, in nome di una maggior efficienza nella risoluzione dei problemi, efficienza che, nei fatti, non si è verificata: se anche il blocco del Paese ha consentito il contenimento del contagio – il tempo ci dirà se si poteva fare di meglio dal punto di vista sanitario –il dirigismo governativo, tuttavia, non ha affatto garantito una risoluzione rapida ed efficace delle problematiche economico-sociali generate dal lockdown. Ora, nonostante, numeri alla mano, la pandemia sembri in ritirata, nonostante il prossimo lunedì si riaprano quasi tutte le attività economiche, si ipotizza un prolungamento dei “pieni poteri”. La decisione potrebbe anche essere necessaria, purché giustificata dalla situazione sanitaria, presa in completa trasparenza ed offrendo le adeguate garanzie. Lo stato di emergenza sanitaria consente decisioni di peso tutt’altro che irrilevante: oltre alle limitazioni delle libertà personali dei cittadini, compresa quella di manifestare, anche il rinvio degli appuntamenti elettorali. Questioni che non possono essere affrontate con leggerezza, tantomeno con poca trasparenza, se si vuole dissipare il terribile dubbio che l’emergenza sia usata come strumento politico volto a mantenere lo status quo.