di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Oltre alle 5 nuove esperte donne chiamate da Conte ad affiancare Colao ed alle 6 che si aggiungeranno al team tecnico-scientifico di Borrelli, quindi 11 in tutto, a breve sarà messa in piedi anche un’altra task force nuova di zecca. Se ne sentiva il bisogno. L’ennesimo pool di “cervelloni” collaborerà, stavolta, con il ministro Patuanelli e sarà composto da 10 persone. Il solo team di Patuanelli ci costerà 300 mila euro l’anno. Non sarà un organismo a breve durata, da tenere in piedi per qualche settimana per affrontare il periodo dell’emergenza, ma già dalla sua istituzione è annunciata una permanenza triennale, con annessa previsione di spesa, per un totale di quindi di 900mila euro dal 2020 al 2022. Questi nuovi “super esperti” si andranno a sommare a quelli già nominati, che sono attualmente circa 450. Dalla prima task force sanitaria istituita da Speranza il 22 gennaio, al gruppo di supporto al commissario Arcuri, dal comitato tecnico-scientifico della protezione civile, alla super-task force di Colao. In tutto ce ne sono una quindicina con il compito di coadiuvare i vari ministri, compresa la task force contro le fake news, quella del Miur per gestire il sistema di istruzione, un’altra denominata “liquidità” e centrata sul sistema bancario, quella sulle app per il tracciamento dei positivi e così via. Gli incarichi affidati all’esercito degli esperti non dovrebbero prevedere emolumenti diretti, anche se sicuramente tenere in piedi simili strutture non è a costo zero, ma il punto non è questo: se la loro presenza avesse garantito una gestione impeccabile della situazione, con tutta probabilità la gran parte degli italiani avrebbe volentieri anche rimborsato adeguatamente l’ottimo lavoro svolto. Il fatto è che analizzando uno a uno i settori di pertinenza, finora non si scorgono all’orizzonte grandi idee e grandi risultati. Alcuni esempi: il gran caos sulla scuola, basti pensare alla dichiarazione del giorno della ministra Azzolina, ovvero che “si potrà bocciare”, dopo mesi a dire il contrario. La liquidità, che è solo nel nome di decreti e gruppi di esperti, ma non nelle tasche degli italiani. Le mascherine, dopo due mesi dall’inizio della pandemia ancora pressoché introvabili, con gli esperti che dicono che “vanno bene anche quelle fatte in casa”, dichiarazione che sa di resa di fronte all’incapacità di procurarle e infine lo scontro persino con la categoria dei farmacisti. La app “orwelliana”, di cui ancora non si vede l’ombra, non perché si sia deciso di evitarla in quanto troppo invasiva, ma semplicemente perché ancora non si è riusciti a farla. Cittadini esasperati, lavoratori senza Cig, attività che non vogliono riaprire dato il caos sulle regole. Bisogna ringraziare gli Italiani per la pazienza e la civiltà, altrove probabilmente il dissenso avrebbe portato a manifestazioni popolari ben più agguerrite rispetto alle proteste disciplinate di casa nostra. Una riflessione, però, è d’obbligo: se questi sono i risultati ottenuti dagli esperti, allora forse sarebbero stati sufficienti i politici, governo e parlamento, forse non altrettanto titolati, ma almeno sorretti dal voto popolare e sottoposti alle prossime elezioni al giudizio degli elettori, cosa, è il caso di ribadirlo, non da poco. A questo punto ci servirebbe davvero solo una task force: un gruppo di esperti in grado di smantellare, rapidamente, la corte delle task force.