Sul caso Silvia Romano: «Vero nemico è l’Islam fanatico e violento». Meloni: «Sul decreto “ritardo”, più che rilancio, non siamo stati coinvolti»
«Il problema non è Silvia Romano, una ragazza mandata allo sbaraglio, usata dai terroristi per ottenere soldi e armi, esibita velata alle telecamere di tutto il mondo da un governo incapace di gestire l’emergenza, prima sanitaria, oggi economica e sociale. Lasciamo stare Silvia, cui auguro vita lunga e felice, e guardiamo al vero nemico, al vero pericolo per i nostri figli, per l’Italia, per il mondo, per la Libertà: l’Islam fanatico, integralista, violento, assassino». Il leader della Lega, Matteo Salvini, prende posizione sul caso di Silvia Romano, affidando ai suoi canali social il pensiero sull’argomento, oggi al centro della polemica politica dopo le parole in Aula del deputato leghista Alessandro Pagano («la neo-terrorista»), ripreso anche dalla vicepresidente della Camera, Mara Carfagna. Ma il dibattito politico, caso Silvia Romano a parte, resta incentrato sul decreto Rilancio, slittato ancora oggi, con il Cdm inizialmente previsto per le 14 e posticipato alle 17 per un problema legato alle coperture sugli interventi. Questo ulteriore ritardo , però, mette in risalto una volta di più le difficoltà di governo e maggioranza, dopo l’accordo – faticosissimo – raggiunto soltanto nella notte sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri, ennesimo terreno di scontro tra M5s e Italia Viva, sempre incline ad alzare la posta e a pungolare l’esecutivo, forse anche per via dei sondaggi non proprio esaltanti. Una soluzione, ad ogni modo («Non ci sarà alcuno sconto, alcun “condono” penale o amministrativo, per chi ha sfruttato lavoratori stranieri», ha assicurato da parte sua il capo politico del Movimento, Vito Crimi), che non convince l’opposizione. «Sanatoria? Ma perché io dovrei premiare gli irregolari e chi li sfrutta quando ci sono tanti italiani e immigrati regolari in cerca di lavoro? Perché bisogna sempre premiare l’irregolarità?», si chiede Salvini intervistato a LaC News 24. Giorgia Meloni, intervenuta a L’Aria che Tira su La7, osserva che «FdI è il primo partito ad aver posto la questione della raccolta dei campi sin da marzo e proponemmo la reintroduzione dei voucher, ma c’è stato detto di no. Perché si vuole impedire agli italiani di lavorare nei campi?». Infine, la ripartenza dell’economia italiana dopo il lockdown per contenere la diffusione del coronavirus è un nodo ancora da sciogliere. «Mancano regole certe e chiare sulla riapertura. Non è dato sapere quanto tempo serva per partorirle», ricorda Salvini. «Del decreto ritardo, più che rilancio – osserva invece Meloni, sempre a L’Aria che Tira –, so che il governo sta chiuso, litiga su questioni secondarie e noi, che come opposizioni, abbiamo contribuito con il nostro voto determinante, a trovare i 55 miliardi, non siamo stati coinvolti».