Il grande inverno


Da Istat a Confcommercio: agghiaccianti le previsioni per il futuro. A marzo la produzione industriale è scesa del 28,4% rispetto a febbraio, mentre su base annua è diminuita del 29,3%

Il lunedì è sempre un dramma, ma la giornata odierna tra dati Istat e Confcommercio, più quelli di Save the Children, rischia di essere uno dei lunedì più neri di una lunga serie post lock down. L’Istat ha rilevato l’entità dell’affondamento provocato dal coronavirus sulla produzione industriale che, secondo le stime, a marzo è scesa del 28,4% rispetto a febbraio, mentre su base annua l’indice complessivo è diminuito del 29,3%. Marcate diminuzioni congiunturali in tutti i comparti per l’indice destagionalizzato mensile: beni strumentali (-39,9%), beni intermedi (-27,3%), beni di consumo (-27,2%) e energia (-10,1%). Secondo il Centro Studi di Confcommercio sono circa 270 mila le imprese del terziario di mercato che rischiano la chiusura definitiva se le condizioni economiche non dovessero migliorare rapidamente con una riapertura piena ad ottobre. Si tratta oltretutto di «una stima prudenziale», quindi suscettibile di peggioramento in caso di azzeramento dei ricavi per la mancanza di domanda e l’elevata incidenza dei costi fissi sui costi di esercizio totali (fino al 54%). Su un totale di oltre 2,7 milioni di imprese del commercio al dettaglio non alimentare, dell’ingrosso e dei servizi quasi il 10% è soggetto ad una potenziale chiusura definitiva. Le perdite più consistenti si registrerebbero tra le professioni (-49 mila attività) e la ristorazione (-45 mila imprese). Ciliegina sulla torta, Save the Children che con il rapporto «Riscriviamo il Futuro. L’impatto del Coronavirus sulla povertà educativa» ha evidenziato che quasi 1 genitore su 7 tra quelli in condizioni socio-economiche più fragili, pari al 14,8%, ha perso il lavoro per via dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente. Più di 6 genitori su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio (compresi quanti sono in cassa integrazione o in congedo parentale), mentre la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%. Quasi la metà di tutte le famiglie con bambini tra gli 8 e i 17 anni intervistate (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce (41,3%). Con queste premesse il rischio, per questa estate, sarà di non riuscire a spendere neanche il bonus turismo da 150 a 500 euro in dirittura di arrivo, così si dice, con il decreto rilancio, ridenominato già due volte nel giro di una sola settimana. Qualcosa vorrà pur dire.