di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
L’Inail ha reso pubblici i dati sui contagi da Covid-19 denunciati all’Istituto nel periodo tra la fine di febbraio e il 4 maggio, un numero decisamente significativo: 37.352 lavoratori hanno contratto il virus e denunciato la malattia in questo lasso di tempo. Di questi, sono stati 129 i casi mortali denunciati alla stessa Inail. La maggior parte delle denunce, il 73,2%, proviene dal settore sanitario e socio assistenziale. Fra gli operatori della sanità i più colpiti dal contagio sono stati infermieri e fisioterapisti, il 43,7%, poi gli operatori socio-sanitari con il 20,8%, i medici al terzo posto con il 12,3% in termini di contagi – altissimo, come noto, invece, il numero delle vittime, da collegare anche al fattore anagrafico – poi gli operatori socio-assistenziali, con il 7,1%, e, infine il personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione, il 4,6%. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, le denunce di malattia professionale legate al Covid-19 seguono, naturalmente, la diffusione della pandemia, diversa fra le varie macro-aree del Paese. La maggior parte delle denunce sono, infatti, concentrate nell’area del Nord-Ovest, il 53,9% del totale, e nel Nord-Est, il 25,2%, il Centro al 12,5%, il Sud al 6,0% e le Isole al 2,4%. Fra le Regioni, come prevedibile, il primato negativo va alla Lombardia. Penalizzati i lavoratori in là con gli anni, più deboli di fronte al virus. Questi dati vanno letti alla luce di diverse considerazioni. Innanzitutto si riscontra nuovamente e dati alla mano il grande tributo dato dai lavoratori della sanità, impegnati in prima linea per combattere il virus e particolarmente esposti al contagio. Oggi li ha nuovamente ringraziati il Presidente Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale della Croce Rossa. Il restante 26,8% dei contagiati che hanno denunciato la malattia all’Inail appartiene ad altre categorie professionali, ai settori rimasti aperti nell’arco di tempo considerato, ovvero il periodo del lockdown. Meno esposti rispetto a medici, infermieri e personale sanitario e socio assistenziale, ma pur sempre a rischio, con circa 10mila casi di contagio. Sia ai primi che ai secondi, sia ai lavoratori della sanità che a quelli dei settori considerati essenziali e quindi rimasti operativi, dalla catena dell’alimentare ai fattorini, dalla pubblica sicurezza ad alcuni servizi basilari, come trasporti, igiene urbana ed altro, si poteva e doveva dare molto di più in termini di protezioni personali e anche di tamponi. Infatti i numeri di cui sopra si riferiscono ai contagiati con sintomi, ai malati conclamati che hanno fatto denuncia all’Inail, mentre resta sconosciuto quello degli asintomatici. Ora siamo entrati, seppure a scaglioni, nella cosiddetta “fase 2”. I casi di contagio segnalati all’Inail, seppure molto numerosi, si riferiscono ad un periodo nel quale la maggior parte dei lavoratori era a casa. Protetti, quindi, dal contagio, anche se fra mille difficoltà, si pensi ai ritardi intollerabili nell’erogazione della Cig. Ora che, passo dopo passo, fabbriche, cantieri, uffici, negozi e attività stanno riaprendo, occorrerà la massima attenzione alla salute e alla sicurezza sul lavoro per consentire a tutti di tornare quanto prima, ma senza pericolo, alle proprie occupazioni.