di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Nell’incontro di ieri con Conte, l’Ugl ha avuto modo di esprimere la propria posizione e chiarire quali siano per il nostro sindacato le maggiori criticità e quali le misure necessarie per gestire meglio l’emergenza economica, occupazionale e sociale scaturita dalla pandemia di Covid-19 e dal lockdown. A nostro avviso è innanzitutto indispensabile comprendere la portata reale della situazione: basti pensare che attualmente il 41,9% degli italiani (circa 25,2 milioni di persone) ha gravi problemi economici. Quasi un italiano su due al momento non può più permettersi di pagare affitti, bollette, mutui, spese mediche e rette scolastiche. Tutto questo, oltre che significare il dramma personale di così tanti nostri concittadini, avrà delle ricadute generali su tutti, dati minori consumi, minori pagamenti, minori entrate fiscali, comportando danni a cascata sull’intero sistema. Per affrontare una situazione del genere serve coraggio, occorrono misure eccezionali come è stata ed ancora è eccezionale l’emergenza sanitaria e la crisi che stiamo vivendo. Abbiamo bisogno di investimenti, non solo corposi, ma anche rapidi, su asset strategici come sanità, trasporti, infrastrutture materiali e immateriali, scuola, pubblica amministrazione. Poi la ripartenza dovrà essere accompagnata dal rispetto delle norme, vecchie e nuove, a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e l’Ugl in questo senso ha contribuito a ricalibrare e aggiornare le misure messe nero su bianco dal Governo nel nuovo Protocollo. Sempre sul tema salute e sicurezza, abbiamo ribadito la necessità di una capillare opera di informazione ai dipendenti sulle misure di prevenzione, di responsabilità delle aziende, e di un forte sostegno economico, sia sul versante delle imprese che su quello dei consumatori, che assicuri le sanificazioni straordinarie in azienda e la possibilità di seguire le precauzioni igieniche e disporre dei dispositivi di protezione personali. Sul fronte delle imprese e del sostegno all’occupazione, abbiamo insistito sulla necessità di offrire una liquidità reale alle aziende, obiettivo non raggiunto con il decreto legge 23/2020, che si limita ad offrire delle garanzie sui prestiti erogati dal sistema creditizio, da restituire, peraltro, in soli sei anni. Occorrerà, invece, una vera riforma fiscale e di semplificazione burocratica, serviranno concrete opportunità di rilancio per la nostra economia ed in particolare per il turismo, tra i settori più colpiti, che pure in condizioni normali rappresenta il 13% del prodotto interno lordo e occupa circa 3,5 milioni di addetti, quasi il 15% dell’occupazione totale nel nostro Paese. Nel complesso, pur se abbiamo molte critiche da rilevare all’esecutivo, nella sostanza dei provvedimenti e nella forma dell’interlocuzione con le parti sociali, solo ora il premier ha finalmente deciso di avere uno sguardo più ampio e una visione più completa sulle realtà che compongono il mondo sindacale, siamo, comunque, sempre pronti al dialogo per contribuire in modo costruttivo all’individuazione di misure realmente efficaci e utili a difendere gli interessi dei lavoratori italiani e del Paese.