Ammortizzatori sociali e riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario
Sospesi fra la gestione della emergenza – anche se sarebbe meglio parlare al plurale, considerando quanti e quali sono le problematiche che si incrociano in queste settimane – e la necessità di progettare il futuro del lavoro. Così, mentre il governo, con non poche fatiche, sta cercando di mettere ordine in quello che doveva essere il decreto Aprile e che, oggi, nella migliore delle ipotesi, rischia di diventare il decreto di meta maggio, sono da seguire con attenzione ed interesse un paio di affermazioni della ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo. Secondo la già presidente della commissione lavoro del Senato, il sistema degli ammortizzatori sociali così come è stato delineato dal Jobs act non funziona. Si tratta di una considerazione espressa più volte dal sindacato, dalla Cgil alla Ugl, che hanno lamentato una difficoltà di gestione complessiva del sistema, oltre ad una riduzione della durata temporale che finisce per penalizzare i lavoratori. La ministra ha anche parlato di riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio, attraverso degli accordi collettivi. Torna la suggestione che già negli anni ’80 era stata sintetizzata con lo slogan del lavorare tutti, lavorare meno. Al di là delle singole convinzioni, è chiaro che servirà un forte impatto organizzativo per accrescere la produttività e, soprattutto, una significativa leva fiscale; insomma, c’è da fare.