di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Dobbiamo purtroppo ancora constatare la distanza del “palazzo” dalla vita e dall’economia reale. Politici di lungo corso, come quelli del Partito Democratico, e cittadini al potere, i come gli esponenti del Movimento 5 Stelle, sembrano accomunati dal fatto di essere ugualmente lontani dalle problematiche quotidiane dei propri connazionali. Nonostante, tra l’altro, anche l’aiuto di un numero congruo di esperti riuniti in diverse task force, ai quali si aggiungeranno presto delle nuove esperte donne, per compensare la scarsa presenza femminile nei think thank a sostegno del governo e del premier Conte. Una toppa peggiore del buco: non solo inizialmente sono state dimenticate le donne, ma ora, per recuperare, si aggiungeranno ancora altre persone a una compagine già sovradimensionata. Sarebbe risibile se non fosse drammatico. Questa corposa armata di decisori e competenti comunque ancora non è riuscita, neanche adesso che è ufficialmente iniziata la fase due, a far arrivare un euro che sia uno nelle tasche dei lavoratori e poco o nulla in quella delle aziende. Le imprese sono ancora in attesa della liquidità, molte partite iva non hanno ricevuto neanche il bonus da 600 euro, i finanziamenti promessi dalle banche sono poco convenienti e concessi col contagocce, e nel nuovo decreto “aprile”, ossia quello che dovrebbe arrivare a maggio, non si prevedono novità degne di nota a sostegno dell’economia italiana. Nessuno sconto sulle tasse che dovranno essere versate a luglio: il saldo di quelle relative al 2019 e l’anticipo del 100 per cento delle tasse del 2020, calcolate sui redditi dell’anno precedente, come se la pandemia e la chiusura forzata non fossero mai avvenute e come se si prevedesse per l’anno in corso lo stesso fatturato degli anni precedenti nonostante la riduzione dei consumi e le disposizioni di distanziamento che impongono agli esercizi aperti al pubblico di ridurre considerevolmente il numero dei clienti. Una palese ingiustizia alla quale sono da aggiungere tutti gli interventi necessari alla ripresa, alcuni dei quali costosi, come le sanificazioni e l’acquisto di dispositivi di protezione, che si sommeranno alle altre spese. Se questa è la situazione delle imprese, quella dei lavoratori dipendenti non è affatto migliore: al ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali non hanno fatto seguito le risorse per la cassa integrazione da destinare ai lavoratori. Con il risultato di un numero imponente di persone che non ha ancora ricevuto nessuna forma di aiuto. Se alcuni hanno avuto la possibilità di far ricorso a risparmi personali per andare avanti, la situazione per le categorie più fragili, quelli che ogni mese faticano ad arrivare alla quarta o anche alla terza settimana, è stata a dir poco tragica senza le tutele dello Stato. E le prospettive non sono affatto confortanti. Bisogna al più presto riattivare il mercato del lavoro erogando maggiore liquidità alle imprese per prevenire un’emergenza sociale che, fra fallimenti e licenziamenti, nel prossimo futuro si preannuncia ancora più grave.