Pd e Italia Viva chiedono chiarimenti al ministro
Impossibile derubricarlo a un botta e risposta. L’accusa rivolta al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dal magistrato Nino Di Matteo – in sostanza, il primo propose al secondo la guida del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, salvo poi ripensarci dopo le presunte proteste di alcuni boss mafiosi – è gravissima. A chiedere dei chiarimenti in merito non è stata soltanto l’opposizione – Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno chiesto le dimissioni del ministro –, ma anche le due forze politiche che compongono la maggioranza, insieme al Movimento 5 stelle: Partito democratico e Italia viva, con i primi che, comunque, hanno espresso cautela. Il vice segretario del Pd, Andrea Orlando, in passato ministro della Giustizia, ha spiegato che «sarebbe gravissimo se un ministro si dovesse dimettere per i sospetti di un magistrato», aggiungendo che «il sospetto non è l’anticamera della verità». Meno garantista, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che ultimamente non ha risparmiato critiche al governo, pur continuando a sostenerlo in Parlamento: «È evidente che se Di Matteo dice queste cose deve avere degli argomenti. Siamo in presenza di una clamorosa vicenda giudiziaria che rischia di essere il più grande scandalo della giustizia degli ultimi anni».