Dalle Regioni ai giuristi, il coro del dissenso contro i Dpcm di Conte. La Lega ha occupato i banchi delle Aule di Camera e Senato

L’aria di conflitto istituzionale, a diversi livelli, è diventata ormai palpabile, si respira anche attraverso le mascherine. L’assenza della mascherina sul volto del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stata la prima contestazione mossa contro di lui stamattina all’inizio dell’informativa alla Camera nella quale, più che fare il punto della situazione sui provvedimenti economici ancora da varare, si è dovuto difendere soprattutto dalle accuse che da più piani gli giungono con toni e contenuti diversi, ma che nella sostanza lo descrivono come un uomo solo al comando, andato più volte oltre i confini della Carta Costituzionale. Accuse che non arrivano solo dalla Lega, l’ultima in ordine di tempo ad aver manifestato il dissenso occupando da ieri fino a stamattina i banchi dell’Aula di Camera e Senato contro un premier che in Parlamento «viene a raccontare quello che ha già detto in tv», o dagli altri partiti del centro destra come Fratelli d’Italia e Forza Italia, ma anche da Italia Viva, che ha contestato le limitazioni alle relazioni sociali della Fase 2, dal Pd e dalle Regioni, soprattutto di centro destra ma non solo, che chiedono di poter esercitare nuovamente le proprie prerogative e che già hanno avuto un poderoso scontro con il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, che ha chiesto coerenza tra le ordinanze delle Regioni e i contenuti dei Dpcm, altrimenti «chi sbaglia paga». Insomma, siamo alla sindrome diffusa a più livello dello sceriffo e la questione infatti non è meramente politica. Le Regioni hanno invocato l’intervento del presidente della Repubblica, fior di giuristi e costituzionalisti hanno espresso, seppur con tatto istituzionale, chiare critiche verso i decreti o altrimenti detti Dpcm, per inciso scarsamente efficaci e altamente ritardatari, che sono piovuti sulle teste degli italiani. Vale la pena citare Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale: «Non arriverei a dire che il governo calpesta la Costituzione, ma sicuramente l’ha un po’ dimenticata e messa da parte fin dall’inizio. L’ha un po’ stropicciata». Anche Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Perugia: «A oltre due mesi dalla dichiarazione di emergenza da parte del governo forse la scelta di un ulteriore Decreto del presidente del Consiglio, sanato da un decreto legge, forse rischia di essere un modo inelegante per procedere, difficilmente da intendere se si invoca il principio della leale collaborazione».