C’è ancora delusione per la fase due dell’emergenza coronavirus che parte a singhiozzo. Una delusione che però non viene espressa – come altrimenti sarebbe facile pensare – esclusivamente dall’opposizione. Anche nella maggioranza c’è più di un deluso, qualcuno anche tra le file del Pd. Non sono, insomma, solo Matteo Renzi e Italia Viva a criticare il governo per l’allentamento giudicato troppo “soft” delle misure restrittive. E al centro della polemica c’è sempre lui, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oggi particolarmente attivo tra Genova per il nuovo ponte («Genova non si è arresa, l’Italia si è rimboccata subito le maniche senza esitazioni», ha scritto su Instagram) e alcuni tra i luoghi più colpiti dall’epidemia. Nel pomeriggio, davanti a Palazzo Chigi, c’è stata una manifestazione di Fratelli d’Italia – rispettando le distanze di sicurezza, è bene sottolineare – «per chiedere il rispetto della Costituzione». Intervistata oggi da La Stampa, la leader di FdI, Giorgia Meloni, ha spiegato di temere che presto «esploda la bomba sociale, e che ci ritroviamo poi con un gigantesco problema di ordine pubblico» perché «la gente rifiuterà di stare chiusa in casa a morire di fame». Che il problema sia comunque sentito, lo confermano le dichiarazioni di Renzi a Repubblica: «La ripartenza è lenta. Non si rendono conto che in autunno ci sarà una carneficina di posti di lavoro. Ma in ogni caso il testo è un errore politico, economico e costituzionale. Politico perché delega al comitato tecnico scientifico una scelta che è politica: contemperare i rischi. Lo scienziato ti dice che c’è il coronavirus, il politico decide come affrontarlo. E se in Umbria o Alto Adige non ci sono contagi queste regioni non possono avere le stesse restrizioni della provincia di Piacenza». Parole meno dure, quelle usate dal segretario dem, Nicola Zingaretti, interpellato dal Corriere della Sera, ma che vanno in ogni caso nella stessa direzione: «Mi permetto di suggerire al governo di affidarsi alle curve epidemiche per riavviare le attività di alcune categorie, come ristoranti, bar o, in generale, il commercio. Verificando anche la data del primo giugno che mi pare molto lontana». Dal canto suo, il premier prosegue per la sua strada, convinto che i numeri del contagio gli diano ragione. «Non sono pentito. Io ho una grande responsabilità nei confronti del Paese. Non posso permettermi di seguire il sentiment dell’opinione pubblica che pure comprendo nelle proprie emozioni», ha spiegato Conte alla Stampa.