di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Buon senso vuole che un’emergenza come quella che ci troviamo ad affrontare potesse essere gestita efficacemente dal governo in soli due modi. Chiudere tutto, assicurando, però, alla cittadinanza sicurezze economiche tali da far affrontare il lockdown con una buona dose di tranquillità, dando, quindi, sussidi rapidi ai lavoratori e indennizzi alle imprese, azzerando o almeno riducendo per il periodo della pandemia le spese fisse, come tasse, bollette, mutui. Oppure lasciare la popolazione sostanzialmente libera, con l’esclusione delle zone a contagio più elevato, offrendo a protezione della salute pubblica un sistema sanitario potenziato e dispositivi di protezione disponibili in grande quantità e accessibili a tutti, un po’ come è stato fatto nel nord Europa. Il nostro governo ha scelto, non è ben chiaro se per incapacità o altro, di non perseguire né l’una né l’altra strada, lasciando il popolo italiano nel limbo, vera e propria anticamera dell’inferno sociale che ci aspetta a fine lockdown se non si prenderanno alla svelta misure adeguate. Tra l’altro autocelebrandosi anche come esempio seguito dal mondo intero. Altro che “modello italiano”: la fase 1 è terminata senza che arrivasse la gran parte dei (pochi) sussidi promessi – cassa integrazione per i dipendenti, bonus minimi e prestiti per autonomi e imprese – senza un sostituto equivalente alle lezioni scolastiche perse, nonostante l’impegno dei docenti, perfino senza che i nostri rappresentanti riuscissero a procurare alla popolazione un numero sufficiente di mascherine. Ora, nonostante queste premesse, il Premier ha annunciato in pompa magna l’avvio di una altrettanto sconclusionata “fase due”, da molti giustamente ribattezzata “uno e mezzo” dato che moltissime attività resteranno chiuse così come saranno ancora vietate la gran parte delle normali interazioni sociali, con l’esclusione delle visite ai parenti stretti e della partecipazione a numero ridotto ai funerali. Serviva più coraggio, far ripartire il Sud, non affossare l’industria del turismo proprio alle porte della stagione estiva. Tra l’altro non è ancora chiaro come si riuscirà a gestire la parziale riapertura, con mezzi pubblici insufficienti e scuole chiuse. Quello che invece risulta chiarissimo è l’impatto socio-economico delle misure inadeguate prese dall’esecutivo: noi dell’Ugl abbiamo calcolato che già da maggio quasi quattro milioni e mezzo di nostri concittadini, il 7,3% del totale, potrebbero trovarsi in emergenza alimentare, cioè senza soldi per mangiare. Molte imprese, andando avanti così, saranno costrette a un forte ridimensionamento, se non alla chiusura, di conseguenza si perderanno moltissimi posti di lavoro. I contribuenti in difficoltà non riusciranno più a pagare le tasse e porteranno lo Stato a perdere molte entrate, creando un pericoloso circolo vizioso, lo ha confermato oggi la stessa Bankitalia. Finora lo sconcerto per il numero delle vittime, l’incredulità di fronte a una situazione quasi fantascientifica e il grande senso di responsabilità degli italiani hanno impedito che montasse la rabbia sociale, ma la situazione, che se ne accorgano o meno Conte e i suoi esperti nel loro dorato isolamento, si sta facendo esplosiva.