di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Tutti gli italiani sperano si arrivi presto alla cosiddetta “fase 2”, non solo per riprendere una vita sociale normale, rivedere parenti e amici, spostarsi più o meno liberamente, ma anche e soprattutto per tornare alle proprie attività lavorative. Le industrie e gli esercizi commerciali, tutti i settori produttivi fermi hanno bisogno di ripartire. Milioni di lavoratori, dipendenti e autonomi, hanno necessità di tornare a produrre e provvedere così al sostentamento proprio e della propria famiglia, specie considerando i ritardi nelle misure di sostegno economico messe in atto dal governo, che hanno lasciato molte persone ancora senza alcun tipo di entrata a quasi due mesi dalla proclamazione del lockdown. La volontà e il bisogno di ripartire degli italiani si scontrano però con le incertezze sulle regole da seguire per poter concretamente riprendere a lavorare. Se la prima e più stringente fase della quarantena terminerà, come assicura il premier Conte, il 4 maggio, mancano meno di due settimane alla riapertura di una parte considerevole delle attività. Senza, però, che datori di lavoro e lavoratori abbiano chiaro cosa fare per rendere la riapertura stessa sicura e conforme alle norme per la prevenzione del contagio. Nonostante la presenza di una sovrabbondanza di esperti riuniti in varie Task Force, nonostante un accordo sulla sicurezza dei lavoratori siglato dal governo solo con una parte dei rappresentanti sindacali e datoriali, non c’è ancora la benché minima certezza sul da farsi, segno che, forse, non si sono ascoltate molte importanti componenti della nostra società e manca un contatto concreto con la realtà quotidiana degli italiani, come sosteniamo da tempo, non per spirito polemico, ma per senso di responsabilità nei confronti dei lavoratori che rappresentiamo, degli altri nostri concittadini e dell’intera nazione. Sarebbe necessario un confronto rapido e concreto con tutti gli esponenti del mondo del lavoro, per chiarire finalmente le modalità attraverso le quali consentire la riapertura, mettendo nero su bianco norme sensate e praticabili, in grado di ripristinare condizioni accettabili di vita e di lavoro, e garantendo nel contempo un’efficace protezione della salute e della sicurezza di lavoratori e cittadini. Non si parla di questioni astratte, ma di procedure e modelli organizzativi che dovrebbero essere tradotti in realtà nell’arco di una decina di giorni. Dotazione di dispositivi di protezione personale, strumenti e canoni di distanziamento sociale, organizzazione del lavoro. Programmazione dei trasporti pubblici, modulazione dei turni e degli orari delle varie attività, conciliazione famiglia-lavoro finché le scuole resteranno chiuse. Date certe settore per settore. Servono idee chiare e regole altrettanto chiare. Non c’è altro tempo da perdere.