di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Le dichiarazioni di Azzolina hanno spento ogni speranza: gli studenti non rientreranno in classe a maggio e con tutta probabilità le scuole di ogni ordine e grado resteranno chiuse. Il rischio di diffondere il contagio, dice il ministro, è ancora troppo alto. Proseguiranno quindi le lezioni a distanza, ancora però non abbastanza rodate e strutturate per riuscire ad offrire un’alternativa equiparabile alla didattica dal vivo. Se la decisione sulla riapertura o meno delle scuole va ponderata con la massima attenzione, anteponendo a tutto il dovere di proteggere la salute dei cittadini, questo della scuola non è, comunque, un problema da sottovalutare. Siamo abituati a ragionare in termini economici e, fra le varie chiusure, quella delle scuole incide meno delle altre sulla tenuta del sistema produttivo. Nonostante questo, il problema è, invece, ugualmente urgente: la scuola rappresenta un elemento fondamentale di inclusione sociale, è basilare affinché funzioni quell’ascensore in grado di assicurare che il ruolo che le nuove generazioni ricopriranno da adulte nella comunità non sia determinato esclusivamente dalle condizioni della famiglia d’origine, ma dipenda anche dal merito, dalle capacità, dall’impegno individuale. Ora, invece, con la didattica a distanza e specie per i più piccoli, meno autonomi rispetto alla figura dell’insegnante, torna primaria la discriminante familiare. I ragazzi delle classi più agiate, delle famiglie più colte, avranno a disposizione più strumenti, saranno più seguiti, mentre gli altri resteranno indietro. Si tratta di un grave danno non solo nei loro confronti, ma nei confronti delle prospettive future di tutto Paese, che potrà contare su nuove generazioni maggiormente condizionate dal contesto familiare, in cui emergeranno meno i talenti, abituate all’isolamento e non alla socialità. Una situazione superabile se la chiusura durerà poco, ma dagli effetti significativi se si protrarrà a lungo. Si parla di riaprire le scuole a settembre, non è ancora chiaro come in termini di organizzazione degli spazi per il distanziamento sociale, di orari e turni per evitare eccessivi assembramenti. Anche su questo fronte il governo è sembrato inadeguato: si sarebbero dovute realizzare lezioni più uniformi e accessibili per tutti, anche con l’aiuto della televisione pubblica, ad esempio, anziché lasciare tutto il peso dell’organizzazione di una modalità di insegnamento così straordinaria sulle spalle dei singoli istituti e dei singoli insegnanti e con un grave carico per le famiglie, comprese quelle nelle quali entrambi i genitori continuano ad andare al lavoro, ai quali per ora è stato offerto un bonus baby sitter di 600, anch’esso in ritardo come le altre misure di sostegno. Si dovrebbe ora chiarire con un minimo di preavviso per tutti – scuole e famiglie – come e quando si intendono riaprire le scuole, per consentire ai rappresentanti dei docenti e del personale scolastico di formulare osservazioni e proposte, per permettere ai genitori la necessaria pianificazione del futuro.