Ripartenza rapida o per gradi: in ogni caso, le mascherine servono subito

Che si sia d’accordo con la richiesta rivolta al Governo del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e con il leader della Lega, Matteo Salvini, di far ripartire il Paese il 4 maggio o che invece si sia più vicini alla cautela espressa più volte da Palazzo Chigi una cosa è certa: servono le mascherine. Servono subito, servivano prima e serviranno ancora di più per tornare tutti a lavorare e a produrre. Ad oggi non sono reperibili ovunque, non in tutte le farmacie, e spesso a prezzi da mercato nero. È notizia di oggi che quattrocentomila mascherine a norma importate illecitamente dalla Cina per essere vendute in tutta Italia sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza di Torino. Il progetto di questo giro del malaffare, organizzato da quattro persone di nazionalità cinese, era quello di importare nello stesso modo 5 milioni di mascherine in una settimana. Le sole quattrocentomila avrebbero fruttato 1 milione di euro. Il prezioso carico finirà alla Protezione Civile grazie e sarà distribuito sul territorio, con precedenza a ospedali e case di riposo. Ma è un ago nel pagliaio. Basti sapere infatti che il Commissario straordinario Domenico Arcuri ha dichiarato, il 15 aprile scorso, che servono 3,5 milioni di mascherine al giorno in termini di «fabbisogno delle Regioni» e che ne sono state «distribuite una media di 5,1 milioni al giorno. Quindi abbiamo una capacità di risposta finalmente che è anche superiore al fabbisogno delle Regioni». Bene, tuttavia la popolazione italiana è pari a 60,36 milioni di persone. Il problema sicuramente è che «la grande parte delle nostre forniture arriva dall’estero», ha spiegato Arcuri al Tg5, ma ci sono già «61 imprese che sono state autorizzare a produrre le mascherine, quindi l’obiettivo è di ribaltare questo rapporto in tempo breve». Quando? Ci sono anche altri problemi: i modelli, ad esempio, non tutti sono i più adatti. I medici vogliono le Ffp2 e le Ffp3 e non quelle chirurgiche. Non tutti i modelli che si stanno producendo in Italia riusciranno a ricevere l’autorizzazione dell’Istituto Superiore di Sanità, che oltretutto ha bisogno dei suoi tempi per fare le opportune verifiche.
Bisogna fare presto e bene, perché economia, sanità e sicurezza, quando vanno di pari passo, possono non solo proteggere tutti noi ma fare crescita. Per capirlo basta osservare la Germania che, secondo quanto sostiene l’Ifo, dal 2019 dipende molto poco dai paesi extraeuropei per il commercio di prodotti medicali, tanto da essere riuscita a raggiungere un surplus commerciale di 37 miliardi di euro in questo settore, con eccedenze commerciali sia nei farmaci che nelle apparecchiature mediche come i respiratori o i disinfettanti. Mascherine subito!