di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Con la pandemia di coronavirus abbiamo, giustamente, focalizzato la nostra attenzione sugli anziani. Sono gli over65quelli più a rischio nell’emergenza sanitaria. Lo confermano i dati, in Italia e nel resto del mondo, la maggior parte dei decessi da Covid-19 si verifica tra le persone più in là con gli anni. Sono loro i più colpiti dalla malattia, che, infatti, è dilagata nelle Rsa causando molte vittime. Questo per quanto riguarda l’aspetto più strettamente sanitario. Analizzando la situazione dal punto di vista economico, le peggiori conseguenze della pandemia ricadranno, invece, sui giovani, sugli under35 ed in particolare sulla generazione dei “millennials”, i ragazzi di vent’anni, nati attorno al 2000. Ne ha parlato oggi anche La Stampa, che, basandosi su diversi studi italiani e internazionali, ha dipinto un quadro a tinte fosche sul futuro lavorativo dei giovani, già imbrigliati in una situazione di precarietà prima della pandemia e che ora rischiano più degli altri di essere tagliati fuori dal mondo del lavoro. Sappiamo che la crisi economica post Covid-19 sarà dura per tutti, ma a pagarne le conseguenze maggiori saranno innanzitutto coloro che hanno una situazione lavorativa ed economica più instabile. I giovani professionisti e i nuovi piccoli imprenditori, con le loro start-up, essendo meno solidi, saranno più a rischio. Ma saranno soprattutto a rischio i dipendenti con contratti flessibili, a termine, a progetto, gli stagionali. Molti dei quali sono giovani, che rischiano concretamente di non vedersi rinnovati i contratti e di non riuscire poi a trovare nuove prospettive occupazionali. Occorrerà un piano complessivo per la ripresa, per rimettere in moto l’economia ed il lavoro. Ma ci vorrà tempo: secondo il Fondo monetario internazionale il nostro Paese sarà maglia nera nel mondo, facendo registrare una contrazione del Prodotto interno lordo pari al -9,1 per cento e un tasso disoccupazione che si attesterà al 12,7 per cento. Serviranno almeno 2 anni prima che l’economia italiana torni ai livelli di Pil pre-crisi e bisognerà, al fine di salvare lavoro e imprese, progettare un piano per il futuro prossimo e uno a lungo termine. Intanto, però, si possono mettere in atto delle misure immediate volte a fronteggiare la situazione, non aumentando il numero delle regole, ma usando gli strumenti che già ci sono. Per questo l’Ugl propone di consentire di rinnovare i contratti a tempo determinato senza indicarne la causale, con l’obiettivo di frenare l’erosione di posti di lavoro e nella consapevolezza che, in momenti di emergenza come questo, è meglio dare ai giovani l’opportunità di avere un lavoro, per quanto a termine, piuttosto che lasciarli a casa. Nell’auspicio che su azioni concrete come questa si riesca a trovare un’unità di intenti, un’autentica collaborazione fra politica, imprenditori e sindacati.