di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Le misure economiche disposte dal governo per aiutare i cittadini ad affrontare la pandemia e il lockdown sono palesemente insufficienti, specie se paragonate a quelle messe in atto da altri Stati, europei ed extraeuropei. Non ci sono somme erogate a fondo perduto per aiutare le imprese a riaprire con un minimo di serenità economica dopo la chiusura forzosa, ma solo un misero bonus, 600 euro forse poi 800, e prestiti da rimborsare fino all’ultimo centesimo, comunque vadano le cose e nonostante il prevedibilissimo crollo del fatturato, che si verificherà almeno per qualche mese, conseguenza sia delle misure di distanziamento sociale che delle minori possibilità di spesa di pressoché tutta la cittadinanza. Non ci sono riduzioni delle tasse, né dei costi delle utenze. Con la conseguenza, anche questa prevedibilissima, di un calo massiccio dell’occupazione: molte aziende, piccole, medie e anche grandi, se riusciranno a sopravvivere e a non chiudere i battenti, saranno costrette a un drastico taglio del personale. E qui veniamo all’altro fronte, quello dei lavoratori dipendenti, moltissimi messi in cassa integrazione, parecchi dei quali non rientreranno più al lavoro. Anche in questo caso il governo non sta predisponendo un piano indirizzato a loro, non ci sono progetti per rioccupare le persone che saranno espulse dal mercato del lavoro a causa dell’emergenza coronavirus. Non c’è il piano shock di opere pubbliche, che era già necessario prima della pandemia – si pensi alla viabilità coi ponti che crollano, alle opere per la messa in sicurezza del territorio, alle manutenzioni degli edifici pubblici – che potrebbe dar lavoro alle aziende e rilanciare l’occupazione. Niente di tutto ciò. Non solo. Le misure, oltre ad essere palesemente inadeguate, al momento non sono neanche operative. Sia le aziende che i lavoratori dipendenti ancora non hanno ricevuto dallo Stato neanche un singolo Euro. Il bonus per le partite Iva dovrebbe arrivare, dopo una serie infinita di posticipi, entro venerdì. Ma tutto lascia presupporre ulteriori scaglionamenti: se mai qualche accredito dovesse esserci, e non ne siamo affatto certi, non ne beneficeranno ancora tutti gli aventi diritto. I prestiti delle banche alle imprese con condizioni agevolate (soprattutto per le banche) al momento non sono partiti: i moduli per accedere sono disponibili solo da ieri, poi ci sarà una lunga trafila prima di vedere la somma sul conto. Della cassa integrazione neanche l’ombra, i lavoratori dovranno aspettare fino a maggio. Dovendo dare un giudizio sulla gestione economica dell’emergenza, il voto da dare ai nostri governanti e a tutta la pletora dei loro consiglieri è pienamente insufficiente. Eppure non si può dire: l’opposizione è soggetta a una serratissima critica, anche da parte del Premier a reti unificate, i cittadini, oltre a non avere ancora un Euro in tasca, non possono neanche lamentarsi, pena passare per disfattisti. Devono credere, obbedire e stare a casa, altrimenti per loro ci sono multe e segnalazioni alle forze dell’ordine: “Andrà tutto bene”. Il clima orwelliano inizia ad essere opprimente, la misura è colma