di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Ci risiamo. Appena si profila all’orizzonte una flebile speranza di tenuta dell’economia italiana, ecco che arriva puntuale un’esternazione inopportuna da parte dell’uno o dell’altro vertice istituzionale Ue a far franare tutto. Stavolta è il turno di Ursula Von der Leyen, protagonista dell’ennesima “gaffe” europea. L’Unione si è rivelata inconcludente se non controproducente di fronte al Covid-19. Dopo settimane dalla diffusione della pandemia in Europa, ancora non ci sono criteri di omogenei di misurazione del numero di contagiati e deceduti; abbiamo assistito a episodi incresciosi, come il blocco all’interno dei confini di alcuni Stati membri delle attrezzature mediche destinate ad altri Paesi Ue; dal punto di vista delle misure economiche da prendere è in corso uno scontro fra visioni opposte, fra Mes e Coronabond; non c’è coordinamento sulle date e sulle modalità delle riaperture, né su come gestire i confini interni ed esterni nel prossimo futuro, onde evitare una pandemia di ritorno. La reputazione delle istituzioni comunitarie è piuttosto traballante e sempre più persone si chiedono a chi e a cosa servano effettivamente gli organismi di Bruxelles. In tutto questo, la Von der Leyen non ha trovato di meglio da fare che terrorizzare ulteriormente i cittadini europei, prima ipotizzando una reclusione in casa degli anziani fino a fine anno, poi dichiarando che non bisogna fare piani per l’estate, né tantomeno prenotare le vacanze. Mentre i leader dei governi nazionali, da Conte a Macron, fino a Sanchez, parlano, forse con troppo ottimismo, di fase 2 e di riaperture, la presidente li sconfessa. Parole inopportune e capaci di minare alle basi ogni prospettiva di tenuta di uno dei settori produttivi più importanti per l’economia europea, soprattutto per i Paesi del Sud che si affacciano sul Mediterraneo: il turismo estivo. Le mete principali in Europa, specie d’estate, periodo in cui le capitali del Nord sono meno gettonate, sono infatti le spiagge italiane, greche, spagnole o francesi, verso le quali si dirige la gran massa dei vacanzieri. Solo nel nostro Paese, il turismo contribuisce al Pil nazionale per il 13% e occupa 3 milioni e mezzo di lavoratori, non certo poco. Se è vero, come ha detto la stessa Von der Leyen, che la situazione è ancora incerta e nessuno al momento può fare previsioni affidabili per il futuro, fra speranze di contenimento della pandemia, annunci sull’arrivo di farmaci e vaccini, inviti alla prudenza e a rimanere ancora in quarantena fino a maggio, perché annunciare già che a luglio e ad agosto non si potrà andare in vacanza? Ad essere generosi si è trattato dell’ennesima gaffe, dopo quella della Lagarde e le altre collezionate in questo periodo dalla stessa Von der Leyen. Tutte, però, accomunate dal fatto di avere sempre lo stesso obiettivo: l’Europa del Sud e in particolare l’Italia.