Emergenza sanitaria, la Spagna annuncia la de-escalation


Migliorano ancora le condizioni di Johnson, critica la situazione negli Stati Uniti

Il peggio è passato, in Spagna. A sostenerlo è il premier spagnolo, Pedro Sanchez, annunciando l’inizio della de-escalation, che sarà comunque graduale, dopo che il Paese ha superato il picco dell’epidemia di coronavirus. Chi sta meglio è anche il premier britannico, Boris Johnson, ricoverato in terapia intensiva, a Londra, le cui condizioni di salute sono in continuo miglioramento: non è escluso un suo ritorno alla guida del governo, che sta valutando la proroga delle misure restrittive fino alla metà di maggio, nei prossimi giorni. Resta, invece, preoccupante l’andamento della pandemia in tutto il mondo: secondo la John Hopkins University, che monitora la diffusione del virus, circa 1,5 milioni sono i casi di contagio registrati a livello globale, un dato enorme, ma comunque sottostimato, perché considera solo i numeri comunicati dalle autorità nazionali. Alcuni Paesi, tipo gli Stati Uniti – negli States, i contagi sono aumentati di 33mila unità in un giorno, adesso sono 432mila, mentre i decessi sono 14.817 –, maggiormente coinvolti. L’emergenza sanitaria, comunque, riguarda tutti: uno studio Oxfam stima che l’impatto del coronavirus sull’economia globale rischia di far precipitare, a breve termine, mezzo miliardo di persone sotto la soglia della povertà estrema.