di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Le istituzioni nazionali ed europee finora non hanno dato nessuna prova concreta di voler andare incontro alle esigenze del popolo di fronte alla crisi post-coronavirus

La montagna ha, per l’ennesima volta, partorito un topolino. Mentre gli italiani ancora attendono, ormai sono passate settimane, l’annunciata indennità da 600 euro destinata ad alcune categorie di lavoratori le cui attività sono state chiuse, autonomi, parasubordinati e subordinati, non è ancora arrivata. Dopo il caos Inps del primo aprile si dava per certa l’erogazione del bonus, che doveva coprire le spese di marzo, entro il 15 del mese. Ora si parla della seconda metà di aprile. Si promette una maggiorazione per l’indennità successiva, 800 euro in tutto, mentre non è stata liquidata neanche la prima. Poi l’annuncio in pompa magna del governo “la più grande manovra mai realizzata nella storia della Repubblica”, il Decreto Liquidità, un piano da 400 miliardi di euro per aiutare le imprese contro la crisi economica da pandemia e lockdown. Ma, a ben vedere, saranno le imprese stesse ad autofinanziarsi, indebitandosi, e l’impegno dello Stato consiste esclusivamente nel garantire le banche, tra l’altro non è ancora chiaro a quali condizioni. Nel frattempo corrono le scadenze fiscali, rimandate ma non certo cancellate, né, almeno, ridotte: potranno essere pagate con soldi presi in prestito. Insomma il grande piano del governo per aiutare il sistema produttivo, e quindi anche occupazione, ha tutta l’aria di un bluff, specie a danno delle piccole e medie imprese. C’è da dire, però, che il nostro governo nel mischiare le carte è in buona compagnia. Parallelamente anche a Bruxelles sembra consumarsi uno scontro fra rigoristi dell’Europa del Nord, fautori del Mes, e sostenitori degli Eurobond o Recovery bond, guidati al momento oltre che dall’Italia, anche dalla Francia e dalla Spagna. La riunione dell’Eurogruppo si è conclusa con un nulla di fatto ed è stata quindi sospesa per continuare domani. L’augurio è che il nostro esecutivo non ceda alle pressioni e faccia valere fino in fondo le nostre ragioni e il peso dell’Italia nell’Unione europea. Il Premier Conte sembra irremovibile: “No al Mes, sì agli Eurobond” continua ad assicurare, ma non riusciamo ad essere ottimisti e il timore è che anche a Bruxelles si metta in atto un secondo bluff: quello di aderire dopo qualche scaramuccia a un compromesso al ribasso, a un Mes mascherato, con qualche limatura di facciata, che metta di fatto il nostro Paese nelle mani della troika europea e dei fanatici dell’austerity anti sociale e anti italiana.

Servono i fatti

L’Ilo, l’organizzazione mondiale del lavoro dell’Onu, ha chiarito la portata degli effetti della pandemia sull’economia e sul mondo del lavoro, definendo quella attuale “la maggiore crisi dal dopoguerra” e prevedendo un impatto occupazionale devastante, con la possibile perdita globale di 195 milioni di posti di lavoro. In questa situazione i bluff durano poco, sia a livello nazionale che internazionale: il tempo dell’economia al servizio delle élite è finito, per risollevarsi servono misure coraggiose e che vadano a supportare la produzione, il lavoro, i popoli.