Tutto avrebbe immaginato, meno che di ritrovarsi nel pieno di una emergenza sanitaria senza precedenti che, al confronto, quanto dovette sopportare a suo tempo la sua predecessora Franca Falcucci è una passeggiata. Neanche il tempo di annunciare le nuove misure in conferenza stampa, e la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, è stata oggetto di un fuoco di fila del mondo sindacale. È toccato alla insegnante siciliana, trapiantata in Piemonte, annunciare che, nella migliore delle ipotesi, il rientro in classe non avverrà prima del 18 maggio; una ipotesi, verrebbe da dire, di scuola, perché appare ormai evidente che il rientro in classe non ci sarà, salvo forse per coloro che dovranno svolgere l’esame di maturità o quello di terza media. In compenso, nessuno sarà bocciato, confermando la validità dell’anno scolastico. Il decreto però investe anche diversi aspetti relativi al personale dipendente. Ed è qui che scoppia la polemica con i sindacati, con le federazioni di categoria dei sindacali confederali, dalla Cgil alla Ugl, e i sindacati autonomi a lamentare il mancato coinvolgimento, in particolare sulla questione delle graduatorie di istituto. Restano valide quelle del 2017, con buona pace per tutti coloro che nel frattempo hanno frequentato corsi di aggiornamento professionale. Nel frattempo, si sbloccano le prime 4.500 assunzioni sui 10mila posti vacati, legati ai pensionamenti con quota 100.