I 220mila lavoratori dello sport dimenticati dal governo


Società sportive e palestre sono allo stremo, senza neanche il bonus di 600 euro

Il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, assicura che è ormai tutto pronto, giusto il tempo di ascoltare gli ultimi stakeholder (che sarebbero i beneficiari) del provvedimento e poi si potrà partire. Peccato, però, che il decreto interministeriale, che avrebbe dovuto riconoscere anche ai lavoratori dello sport un minimo di sostegno economico – i famosi 600 euro di bonus una tantum –, doveva essere pronto, pubblicato in gazzetta ufficiale e reso operativo da almeno una settimana. Ed invece, tutto sembra ancora in alto mare, soprattutto perché Spadafora non chiarisce se terminato il confronto con le varie federazioni sportive sarà necessario riaprire la partita con il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, o se piuttosto si potrà finalmente partire. Anche ammettendo che il provvedimento sarà pronto in poche ore, i numeri non tornano assolutamente. Una ricerca dell’Istat, neanche recentissima, stima in almeno 220mila i lavoratori dello sport; quanto stanziato nel Cura Italia è sufficiente a coprire appena 83mila posizioni, una inezia, soprattutto se consideriamo che l’attività delle migliaia di associazioni sportive dilettantistiche è ormai compromessa perché viaggia in linea con l’attività scolastica, come pure larga parte dei corsi, dal nuoto alle arti marziali, che si svolgono nelle palestre private, le quali saranno, verosimilmente, le ultime attività ad essere autorizzate a riaprire i battenti.