di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Noi dell’Ugl – e noi di destra in generale – ci consideriamo, da sempre, dei “patrioti”, ovvero delle persone che alla nazione ci tengono e ci credono. Spesso e volentieri questa, che per noi è una qualità, da altri è stata considerata una mancanza. Proprio questa nostra caratteristica ci permette di riconoscere le incongruità che si nascondono sotto gli appelli all’unità nazionale che giungono in continuazione, dagli scranni più alti delle istituzioni fino alle redazioni dei giornali. Patriottismo, speriamo di chiarirlo una volta per tutte, non significa aderire pedissequamente alle decisioni, anche le più sbagliate, del governo in carica. Non significa seppellire il dibattito sotto la melassa del “volemose bene” e pretendere che anche i rappresentanti politici e sindacali disegnino, come i bambini costretti a casa da scuola, arcobaleni colorati da appendere alle finestre. Non significa dire che in Italia va sempre tutto bene, anche quando, come adesso in piena emergenza Coronavirus siamo diventati il Paese con più vittime al mondo, superando persino la Cina, dove tutto è cominciato. Significa, invece, cercare di capire quali siano i problemi e trovare delle soluzioni, gridare a gran voce quando le cose non vanno per convincere chi governa a correggere il tiro. Perché il nostro non è un patriottismo di facciata, ma è il desiderio che per l’Italia si avveri sul serio lo slogan “andrà tutto bene”. Per far andare “tutto bene” bisogna per prima cosa fermare il contagio, procedendo con la durezza invocata sin da subito dai governatori delle regioni più colpite, che, purtroppo, hanno chiara più di altri la situazione. Ora Fontana ha chiesto, supportato dall’esperienza dei medici di Wuhan, di essere più rigorosi con le chiusure: non ci sono solo i corridori della domenica, ora diventati i nuovi “untori” (molti esagerano e vanno puniti, ma l’impressione è che in loro si sia individuato un fin troppo facile bersaglio), ci sono anche e soprattutto troppe fabbriche, aziende, cantieri e uffici ancora aperti e non sempre in sicurezza. Poi fare in modo che i lavoratori, dipendenti e autonomi, costretti a casa abbiano, da subito, la certezza di non essere abbandonati dal punto di vista economico, e per ora questa certezza non c’è. Poi, affinché, passata l’emergenza, continui ad andare “tutto bene” sarebbe piuttosto importante, per usare un eufemismo, che i singoli cittadini e la nazione in generale non si trovassero fra qualche mese sommersi da debiti impossibili da pagare. Bollette e mutui per i cittadini, clausole capestro per lo Stato. Con un circolo vizioso di povertà e nuovi tagli al welfare e poi di nuovo a chiederci chi e perché ha tagliato i posti letto negli ospedali. Unità nazionale significa un dibattito anche aspro, ma franco e finalizzato all’interesse pubblico per evitare errori dalle conseguenze drammatiche.