di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Per fronteggiare la crisi sanitaria da Covid-19 sono state prese misure molto drastiche, con tutta Italia trasformata in “zona rossa”. Si pensi ad esempio all’autocertificazione necessaria per poter uscire dal comune di residenza, per andare a lavorare o a svolgere altre attività primarie. Solo un paio di settimane fa quello che viviamo oggi ci sarebbe sembrato uno scenario orwelliano. Nonostante questo, le decisioni del governo sembrano ancora troppo incerte e tardive. I leader dell’opposizione l’hanno detto a gran voce: se si deve fare uno sforzo estremo, ma necessario a contenere l’epidemia, che si faccia una volta per tutte, in modo radicale, dal punto di vista dell’ordine pubblico e delle chiusure forzate, e parallelamente da quello economico. È l’unica maniera efficace di agire. Ancora oggi ci sono infatti moltissime persone che sono costrette ad andare al lavoro e che certo assistono con po’ di fastidio agli inviti dei vip a “restare a casa”: lo farebbero anche loro, e ben volentieri, se potessero. Persone che rischiano quotidianamente, mettendo in pericolo se stesse e gli altri, perché non possono fare altrimenti. Già sembra abbastanza singolare che ancora non si sia provveduto alla produzione nazionale degli strumenti basilari per la prevenzione, come le mascherine per tutti, operatori sanitari in primis, ma anche per le moltissime attività ancora aperte: le fabbriche in cui si lavora assieme a molti colleghi, i luoghi di lavoro a contatto col pubblico. O meglio ancora che non si sia bloccato tutto ciò che non è essenziale per consentire una risoluzione rapida ed efficace dell’emergenza. Per chiudere tutte le attività non essenziali bisogna, però, prima garantire a chi sarà costretto a casa – imprenditori, autonomi, dipendenti – la necessaria serenità, bloccando parallelamente mutui, bollette, adempimenti fiscali. Senza che poi si chieda il conto, e con gli interessi, a chi è stato costretto al riposo forzato. Fare in modo che tutti abbiano il necessario, anche i più bisognosi. Per realizzare tutto questo serve un grande sforzo economico e l’Europa ora deve dimostrare concretamente di essere un aiuto e non un ostacolo, in primis congelando le discussioni sul Mes. Per il momento Gentiloni e Von der Leyen hanno annunciato il via libera a una maggiore flessibilità e un piano europeo complessivo da 25 miliardi, ancora ben poca cosa. Quanto ai nostri partner europei, non c’è stata la solidarietà che ci saremmo aspettati. Nessun “je suis” virale sui social con la nostra bandiera nazionale o con i simboli delle regioni del nord, anzi l’accusa di essere “untori”. Nessun convoglio di attrezzature mediche e mascherine, piuttosto sono state bloccate le esportazioni da Francia e Germania. Dovrebbero arrivare, invece, dalla Cina, assieme a un team di medici esperti di Covid-19. Ancora una volta, in Europa ognuno per sé.