di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
A quanto ci dicono gli esperti, i prossimi giorni saranno decisivi al fine di contenere l’epidemia di Coronavirus. È questo il momento in cui prestare la massima attenzione, in cui adottare tutte le misure finalizzate a bloccare la diffusione del Covid-19, onde evitare un aumento esponenziale dei contagiati, con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe sul sistema sanitario. Insomma, da come ci comporteremo singolarmente dipenderà il futuro di tutti. La nostra popolazione sta reagendo all’allarme in modo diversificato. C’è chi ha preso alla lettera le raccomandazioni delle istituzioni, sanitarie e politiche, e chi invece ha pensato di aggirare le regole, per leggerezza o per paura, “scappando” dalle zone rosse e non pensando al fatto di essere potenzialmente contagioso. Bene, quindi, gli appelli al senso di responsabilità dei cittadini. Del resto nessuna norma, per quanto severa, può imporsi senza un minimo di collaborazione da parte della popolazione. Detto ciò, il fronte politico sta facendo acqua da più parti. Non basta imporre regole senza avere nello stesso tempo due cose: da un lato un sistema adeguato di controlli e sanzioni basato su una chiara ed efficace “catena di comando”, dall’altro misure, anche economiche, che rendano possibile applicare le regole stesse. Questo vale in ogni caso, e in questo ancora di più. Forse molti nostri connazionali stanno prendendo la questione Covid-19 troppo alla leggera, per loro colpa, ma anche a causa di una comunicazione che nelle scorse settimane è stata sostanzialmente schizofrenica. Oltre a una comunicazione finalmente chiara e univoca, occorrerebbe poi anche agire di conseguenza, in modo coordinato e tempestivo. Compito della politica dovrebbe essere quello di anticipare, non di inseguire i problemi. Problemi come quelli legati alla diffusione anticipata di notizie, vedasi la “fuga da Milano”, ma anche le emergenze economiche che non possono aspettare tentennamenti e indecisioni. Moltissime delle persone rientrate al Sud lo hanno fatto, sbagliando, ma perché mosse da motivazioni economiche: molti i precari, trovatisi all’improvviso senza lavoro e senza risorse. Molte aziende non sanno se e quali provvedimenti saranno presi per contenere le perdite che stanno subendo, in tutta Italia e non solo nella zona rossa. Così cercano di continuare a restare aperte, tagliando però sul costo del lavoro. Bisognerebbe rassicurare il sistema produttivo garantendo risposte chiare sul fronte, ad esempio, fiscale. La notizia di oggi è quella della rivolta nelle carceri. Anche in questo caso si poteva e doveva pensare a una strategia efficace, dato che una situazione di criticità era prevedibile e ne stanno facendo le spese gli agenti. Si lamentano, giustamente, i moltissimi lavoratori di vari settori pubblici e privati costretti al contatto col pubblico, dagli autisti di mezzi di trasporto ai cassieri dei supermercati, che possono solo sperare nell’auto organizzazione delle aziende in assenza di un aiuto concreto dallo Stato o di regole a loro tutela a partire da mascherine e guanti, obbligatori da subito e per tutti. Ancora oggi le direttive sono quindi poco chiare. Insomma serve buon senso, di tutti, cittadini, ma anche e soprattutto governanti. Questi sono giorni decisivi.