di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Da oggi in tutta Italia le scuole di ogni ordine e grado, dal nido all’università, sono chiuse, come misura precauzionale finalizzata a evitare il dilagare del contagio da Coronavirus. Sull’efficacia di questa misura le opinioni sono discordanti dato che fortunatamente i più giovani sembrano essere più resistenti a questa nuova malattia, ma in ogni caso la situazione sanitaria richiede la massima prudenza, quindi evitare assembramenti di studenti, insegnanti e genitori potrebbe rivelarsi utile, anzi l’auspicio è questa decisione non sia stata presa tardivamente. Detto ciò, ora bisogna pensare a tutte le famiglie coinvolte, specie quelle con bambini piccoli che non possono essere lasciati soli e con entrambi i genitori che lavorano. Non tutti hanno una rete parentale, dei nonni in salute e disponibili, soprattutto ora che gli anziani sono costretti a una maggiore prudenza a causa del Covid-19, e occorre quindi pensare a rendere gestibile il provvedimento di chiusura delle scuole anche per queste famiglie. Per tutelare i lavoratori e la società in generale, alcune aziende hanno messo i propri dipendenti in “smart-working”. In questo modo, lavorando da casa, anche il problema della cura dei figli è facilmente risolto. Non solo, restando a casa queste persone contribuiscono ad alleggerire il congestionamento delle città, lasciando quindi anche a quei lavoratori che invece devono continuare ad andare in fabbrica o in ufficio degli spazi meno affollati e quindi minori probabilità di contagio. La stessa Ugl ha adottato questa modalità di lavoro per il proprio staff. Ma non tutti possono farlo, naturalmente, perché la gran parte delle professioni richiede la presenza fisica sul posto di lavoro. Per ovviare a questa problematica determinata dalla chiusura delle scuole, il governo, anche su sollecitazione delle parti sociali oltre che della politica, sta valutando delle apposite misure, come congedi straordinari per i lavoratori con figli piccoli o voucher per l’assunzione di baby sitter. Occorre fare presto perché il problema si pone immediatamente, molte famiglie non possono affrontare con leggerezza spese impreviste come questa. E occorre pensare anche alle aziende che soffriranno delle assenze dei propri dipendenti costretti a rimanere a casa per badare ai propri figli, sia che usufruiscano di congedi che di ferie. Occorre un piano complessivo per affrontare questa situazione tutelando in primis la salute pubblica – bene il piano di implementazione di posti letto e di unità di terapia intensiva e rianimazione – ma anche pensando al nostro sistema produttivo, onde evitare ripercussioni sull’economia dagli effetti drammatici. Che si faccia presto e bene, occorre un vero e proprio piano Marshall per tutelare il sistema, senza le indecisioni, i tentennamenti, i ripensamenti ai quali abbiamo assistito nelle scorse settimane.