L’emergenza sanitaria sta svuotando di persone e di attività l’Italia. Ogni giorno scattano allarmi sugli stop che stanno mettendo in ginocchio l’economia e anche le relazioni sociali

L’Italia da oggi entra in una nuova fase ed è una fase al buio. Le esigenze di controllo e protezione sanitaria sono chiare a tutti ma le conseguenze di aver chiuso scuole, università, vietare eventi sportivi e culturali, quindi di aver frenato bruscamente il ritmo già claudicante del paese, di aver svuotato uffici pubblici, negozi, attività economiche sono incalcolabili in senso negativo. Basti pensare all’allarme lanciato oggi da Coldiretti: il Made in Italy agroalimentare resta a terra perché il Coronavirus spaventa gli autotrasportatori stranieri, che non vogliono entrare in Italia per paura del virus e per timore di restare bloccati sul territorio nazionale dalle misure anti Covid-19. Il problema si pone in particolare per il trasporto all’estero delle merci deperibili. Non è cosa da poco, visto che in «Italia l’88% dei trasporti commerciali avviene su gomma – precisa la Coldiretti – la paura che blocca i Tir rischia di paralizzare l’intera filiera agroalimentare che vale il 25% del Pil nazionale, offre lavoro a oltre 3,8 milioni di persone e che nel 2019 ha fatto segnare uno storico record delle esportazioni con 44,6 miliardi». Conftrasporto ha confermato l’allarme parlando di imprese «a rischio chiusura». La scure del coronavirus si è abbattuta sull’autotrasporto moltiplicando i danni che il settore già sta subendo per le limitazioni dei Tir al Brennero imposte dall’Austria, con restrizioni anche su alcuni tipi di merce. «Da almeno 30 anni siamo ostaggio di Vienna, che viola il principio della libera circolazione delle persone e merci sancito dall’Ue – ha spiegato il vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto, Paolo Uggè – Imporre divieti in assenza di alternative valide è assurdo. A complicare le cose, con il suo carico da novanta, è arrivato il Coronavirus, con ricadute pesantissime in tutta la filiera dei trasporti». Ieri un autotrasportatore tedesco ha rifiutato di consegnare la merce in Friuli e l’ha abbandonata al Brennero. Senza dimenticare che «nelle zone rosse, dalle quali non possono uscire, ci sono centinaia di lavoratori. Dire che quei depositi stanno lavorando a ranghi ridotti è un eufemismo: il tasso di assenteismo stimato è del 30-40%». Ma non basta. Nelle tre regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) e in alcune province (Savona, Pesaro e Urbino) dove le restrizioni del Governo sono al massimo livello, «alla luce del confronto con il Governo, la CEI chiede che, durante la settimana, non ci sia la celebrazione delle Sante Messe». Infine, ma si potrebbero fare altri esempi, le Associazioni dei Commercialisti hanno chiesto la «sospensione degli atti impositivi, in materia previdenziale e tributaria, e in specie di quelli aventi valenza esecutiva, pendenti alla data odierna». Tutto si sta fermando.