di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Tra le poche certezze che abbiamo ce n’è una inossidabile: ogniqualvolta in Italia si verificherà un problema di una certa rilevanza – un terremoto, il crollo di un ponte, un’emergenza sanitaria – ci sarà di là delle Alpi un francese che sentirà il bisogno irresistibile di commentare la faccenda con la solita satira di dubbio gusto. Stavolta è stata un’emittente televisiva privata, Canal +, a mandare in onda un video in cui si prendevano in giro gli italiani in uno sketch con un pizzaiolo infetto che sfornava una pizza italiana al Covid-19. Un attacco al nostro Paese con un’allusione neanche troppo velata al boicottaggio dei nostri prodotti e delle nostre attività. Perché i nostri “cugini” abbiano tanta predisposizione nell’infierire sulle nostre disgrazie non è dato sapere, né forse ci interessa particolarmente. Chiaramente, dato che ci troviamo di fronte a un problema serio che coinvolge mezzo mondo e anche la stessa Francia, le autorità transalpine hanno subito preso le distanze dal video ed hanno espresso solidarietà all’Italia. Anche qui da noi, nel clima di preoccupazione che coinvolge tutti e da vicino, almeno ci siamo risparmiati la solita litania sul “diritto di satira”, particolarmente fastidiosa perché, come tutte le nenie buoniste, si applica a qualcuno sì e a qualcun altro no. Nonostante il ritiro del video e le scuse di Parigi, resta comunque la sensazione di non essere ricambiati, all’estero e non solo dai francesi, dallo stesso atteggiamento accogliente e tollerante che noi italiani solitamente dimostriamo verso gli altri. Sembrerà un’eresia, dato che ultimamente il nostro Paese viene dipinto come la patria del sovranismo xenofobo, invece, stando ai fatti, è proprio così. Ad esempio la decisione del nostro governo – tra l’altro sofferta e discussa sia all’interno che all’esterno della maggioranza – di bloccare i voli diretti dalla Cina dopo l’esplosione dell’epidemia di coronavirus a Huhan era stata accolta un po’ ovunque da malumori e rimostranze, mentre decisioni simili di blocco dei voli dall’Italia, prese ora da diversi Stati nel mondo, appaiono giuste e sensate. La proposta di mettere in quarantena chi tornava dalle aree focolaio era stata considerata eretica e razzista quando a farla eravamo noi, ora che, invece, la stiamo subendo da altri sembra inevitabile e animata solo dalla nobile intenzione di non agevolare la diffusione della malattia. Fatti come questi ci amareggiano un po’, ma è del tutto naturale badare innanzitutto al proprio Paese, quindi non ci sorprende che gli altri lo facciano. Sarebbe invece necessario che cambiasse l’atteggiamento dei nostri connazionali e soprattutto di quelli fra loro che ricoprono qualche incarico istituzionale, che anche in Italia, finalmente, ci fosse un po’ più di unità e compattezza nel difendere l’interesse nazionale. Chissà se ce lo insegnerà il Coronavirus.